Elezione Favre, la minoranza “morde” e richiama il “Centoz dimettiti”

Opposizione all'attacco, dopo il voto. Sulla graticola ancora la frammentazione della maggioranza in Comune di Aosta e torna la richiesta al Sindaco di dimettersi per tornare ad elezioni.
Consiglio comunale di Aosta, la minoranza
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Irrituale, forse, ma inevitabile. Il “movimento tellurico” dell’elezione di Sara Favre sullo scranno di Presidente del Consiglio comunale ha un riflesso immediato sull’aula perché, sebbene il trabocchetto non abbia funzionato, l’ennesimo “fuoco amico” tutto interno alla maggioranza ha lasciato traccia.

“Carne fresca” per un’opposizione, tutta pop-corn (letteralmente) e champagne. Dopo il voto il Vicepresidente Étienne Andrione, Lega, chiede che si discuta dello scontro “politico della prima forza di maggioranza”, l’Uv, e aumenta il carico con un “refrain” che in aula mancava da un po’, la richiesta di dimissioni al Sindaco Centoz.

“Questa pagina ‘originale’ – spiega, riferendosi al Primo cittadino – certifica che il Sindaco non ha più una maggioranza e nessuno strumento per recuperarla, mentre i dissensi interni escono sempre più e con maggior veemenza. In queste condizione esiste un istituto: le dimissioni per andare ad elezioni, Le chiedo di considerare questa ipotesi”.

Loris Sartore, Misto di minoranza, getta benzina sul fuoco: “Una brutta pagina, una maggioranza che sta assieme unicamente grazie ad un sistema elettorale che assegna un numero consistente di seggi a chi vince e uno sfregio all’istituto della Presidenza del Consiglio, che ormai è un affare della sola maggioranza. Ci siamo portati i pop-corn per quello, per assistere a questo film dell’orrore”.

Più contenuta Patrizia Pradelli, M5s, ma non meno ficcante: “Le dimissioni del Sindaco sono un atto doveroso perché non ha più la fiducia dei cittadini. Lo invito a rassegnarle oggi, o tra qualche mese sarà obbligato a fare le valigie.

Di “brutta pagina” parla anche Carola Carpinello, dell’Altra VdA, che aggiunge: “È uno stillicidio iniziato il giorno dopo il vostro insediamento. Niente di nuovo, questa scena è figlia del modo in cui siete diventati maggioranza, di questo mito della ‘governabilità’ che va per la maggiore nell’altro palazzo e questa elezione è la dimostrazione che il ‘Manuale Cencelli’ è vivo e lotta fra noi”.

La maggioranza è viva e lotta fra sé

La maggioranza, a sua volta, è viva. Però lotta da sola contro se stessa. E la capogruppo dell’Union Valdôtaine Josette Borre si toglie più di un sassolino dalla scarpa: “C’è una parte dell’Union che crede ancora nella politica mettendo a lato i ‘capriccetti’ e chi batte i piedini con scorrettezza, cose che non portano a nulla di buono se non alla frammentazione. Evidentemente quando qualcuno dice di lavorare per il bene della città parla solo per slogan”.

Rincara la dose anche il quasi Presidente del Consiglio Vincenzo Caminiti, misto di maggioranza: “È chiaro che in politica oggi contano le spartizioni di poltrone. C’è una difficile condivisione di qualcuno con la sua maggioranza e si vede, le dimissioni di Lancerotto ne sono state l’apice. Oggi è difficile proseguire un percorso”.

Poi l’improvvisa retromarcia: “Non vuol dire che saremmo pronti a votare una mozione di sfiducia al Sindaco – prosegue Caminiti -, ma speriamo che si facciano 4 o 5 punti programmatici per questi ultimi 18 mesi di consiliatura. Eravamo tutti convinti che venisse eletta la collega Favre, ma c’è serenità in questa maggioranza? No. È una maggioranza in cui non si condivide niente, e tra poco ci si saluterà solo per educazione. Ecco dov’è il problema, il Sindaco deve valutare molto bene questa situazione”.

Ti aspetti poi la “difesa d’ufficio”, che però non arriva, anzi. Nonostante i toni morbidi l’Assessore alle Finanze Carlo Marzi si rivolge ai suoi: “Non ho intenzione di cadere nel tranello di discutere sulla votazione, ma sono d’accordo politicamente con quasi tutto quello che è stato detto da minoranza, vedendo il teatrino al quale abbiamo dovuto assistere. Purtroppo i numeri in maggioranza da qualche parte mancano, ma queste cose vanno trattate in altre sedi e dai movimenti politici”.

Mastica amaro anche il Presidente del Consiglio uscente Michele Monteleone, Pd: “Qualcosa non ha funzionato, in questa consiliatura si è approfittato troppo spesso del voto segreto, successe anche con la mia elezione. Una maggioranza di 20, ma sono stato eletto con 18 voti”.

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