Il Consiglio regionale ha approvato ieri, in chiusura della tre giorni di lavoro, una proposta di legge sull’Osservatorio della legalità e criminalità organizzata e di tipo mafioso. Organismo che, da ora, si occuperà anche dei fenomeni del lavoro irregolare, della corruzione e del riciclaggio
L’iniziativa era stata depositata lo scorso 25 febbraio dai componenti dell’Ufficio di Presidenza – Stefano Aggravi (Centro autonomista), Loredana Petey (Union Valdôtaine), Massimo Lattanzi (Fratelli d’Italia), Laurent Viérin (Uv) e Corrado Bellora (Lega) – ed è stata esaminata dalla prima Commissione “Istituzioni e Autonomia” che ha prodotto un nuovo testo dopo una serie di emendamenti proposti dai firmatari stessi a seguito di un confronto tra i vari gruppi consiliari.
La proposta si compone di otto articoli. Tra le novità c’è l’integrazione, all’interno dell’Osservatorio, degli Assessori all’istruzione e politiche sociali – o dei loro delegati tecnici – oltre che delle associazioni ambientaliste accanto a quelle antimafia, antiusura, antiracket e dei consumatori.
A questo si aggiunge l’aggiornamento delle funzioni su fenomeni come lavoro irregolare, corruzione e riciclaggio. Il testo prevede, inoltre, di rafforzare i collegamenti con i tavoli e gli organismi istituzionali di confronto sulla legalità, la possibilità di consulenze specialistiche e protocolli con università e enti di ricerca, superando il Comitato tecnico come organo stabile di affiancamento, e uno stanziamento annuo di 30 mila euro dal 2026 per formazione, sensibilizzazione e supporto tecnico-scientifico.
Le relazioni
“L’esperienza applicativa della legge istitutiva dell’Osservatorio ha evidenziato l’opportunità di un aggiornamento normativo orientato a tre obiettivi principali – ha detto la consigliera Loredana Petey (Uv) –: rafforzarne la rappresentatività e la rete territoriale, chiarire e rendere più operative le sue funzioni, rendere più efficace il supporto tecnico, scientifico e metodologico alle sue attività, anche attraverso consulenze in relazione a esigenze concrete, progetti e programmazione annuale”.
“La scelta di introdurre la partecipazione degli Assessori in materia di istruzione e di politiche sociali risponde all’esigenza di presidiare in modo più organico due dimensioni decisive della prevenzione: da un lato, l’educazione alla legalità quale leva culturale e civica; dall’altro, l’attenzione ai contesti di fragilità sociale che possono costituire terreno di esposizione a fenomeni di illegalità e devianza. La scelta di superare il Comitato tecnico nasce dalla volontà di valorizzare innanzitutto le strutture del Consiglio regionale, evitando che un organo esterno finisca per sostituirsi ad esse: la riforma vuole invece rafforzare le professionalità interne affinché il Consiglio possa disporre di competenze più solide a supporto dell’attività dell’Osservatorio”.
“La proposta di legge – ha aggiunto – conferma la natura dell’Osservatorio quale organismo di analisi, studio e promozione della cultura della legalità, privo di funzioni ispettive o di controllo, orientato a fornire elementi conoscitivi utili alle istituzioni regionali e alla comunità valdostana. L’obiettivo è superare una funzione meramente descrittiva per rafforzarne la diffusione di buone pratiche e la promozione di comportamenti amministrativi e civici improntati a legalità, trasparenza e responsabilità. In questa prospettiva, si valorizza il raccordo con la prima Commissione consiliare, con i tavoli e gli organismi pubblici di coordinamento in materia di legalità e con la Commissione parlamentare antimafia”.
Dai banchi dell’opposizione, Fulvio Centoz (Pd-Fp) ha rappresentato una serie di criticità, partendo dalla soppressione del Comitato tecnico permanente: “Una scelta, a detta dei proponenti, fondata sulla necessità di ‘superare un’attività prevalentemente descrittiva’, ma che non trova riscontro nelle relazioni dell’Osservatorio stesso. Infatti, con il supporto del Comitato tecnico, dal 2022 sono stati prodotti documenti di analisi sulla presenza mafiosa in Valle, strumenti operativi per gli enti locali e attività formative come il progetto Giovani ambasciatori della legalità”.
“Il modello delle consulenze episodiche non può replicare questi risultati: è debole, perché interrompe la continuità della conoscenza e non garantisce adeguate tutele di indipendenza, concentrando il controllo dell’attività tecnica e scientifica in capo all’Ufficio di Presidenza, chiamato a deliberare ogni consulenza – ha detto ancora il consigliere dem –. L’unica criticità della normativa vigente riguardava il riferimento ad Avviso Pubblico, l’associazione incaricata di individuare i componenti del Comitato tecnico: tale riferimento avrebbe potuto essere sostituito con una procedura di selezione pubblica, senza però eliminare il Comitato stesso”.
Non solo: “La presenza degli Assessori tra i componenti con diritto di voto di un organismo che esprime pareri su atti regionali genera un conflitto strutturale – ha aggiunto –. Come può un Assessore in carica esprimere indipendenza di giudizio sulle politiche di cui è responsabile? Il coordinamento delle politiche pubbliche si realizza attraverso protocolli e accordi di collaborazione, non attraverso il diritto di voto nella composizione e nelle decisioni dell’organo. Il panorama nazionale conferma questa distinzione. Occorre quindi scegliere quale Osservatorio si vuole: uno strumento indipendente, con una base tecnica stabile e una composizione equilibrata, capace di svolgere con autorevolezza le proprie funzioni, oppure un organismo indebolito, la cui attività è programmata, finanziata e gestita attraverso decisioni concentrate in capo allo stesso soggetto istituzionale?”.
Il dibattito
Alla fine, il testo ha ottenuto 29 voti a favore (Uv, Ca, FI, FdI, Lega, La Renaissance, AdC) e cinque voti contrari (Pd-Fp e AVS).
Tra questi, quello di Chiara Minelli (Avs): “Non condividiamo questa proposta di legge perché configura un Osservatorio più politico e meno tecnico. Non è il messaggio giusto in una fase in cui la prevenzione di infiltrazioni mafiose, corruzione e riciclaggio richiede competenze specifiche, maggiore autonomia dalla politica e un coinvolgimento più forte delle associazioni impegnate nella legalità e nella lotta alle mafie. La nostra proposta era semplice: mantenere un supporto tecnico permanente, individuando gli esperti attraverso procedure pubbliche e comparative fondate sulle competenze. Non comprendiamo perché questa impostazione non abbia trovato spazio. Eliminare il Comitato tecnico e sostituirlo con consulenze all’occorrenza non è la stessa cosa: un conto è affidare uno studio specifico, altro è disporre di un nucleo stabile che segua nel tempo fenomeni complessi come corruzione, riciclaggio, infiltrazioni nell’economia e reati ambientali. La proposta, inoltre, aumenta la componente politico-istituzionale con l’ingresso di due Assessori regionali. È una scelta legittima ma discutibile. L’Osservatorio deve anche valutare politiche e progetti di legge: è difficile parlare di piena terzietà quando tre componenti appartengono al Governo che propone quegli atti”.
La pensa diversamente il vicecapogruppo di Forza Italia Marco Sorbara, che si è soffermato sul “rapporto tra legalità e giovani: un aspetto che considero forse il più importante di questa legge. Nessuno nasce con una cultura dell’illegalità. L’illegalità si costruisce quando iniziamo ad accettare l’idea che una regola possa essere aggirata, che il rispetto sia una debolezza. Ma la legalità non è soltanto dire ‘no’ alla mafia: è dirlo alla prepotenza, all’indifferenza, all’idea che il più forte possa schiacciare il più fragile. Oggi molti ragazzi vivono dentro nuove ‘gabbie’, con la paura di non essere accettati e del giudizio degli altri, anche a causa dei social. E allora educare alla legalità significa educare alla libertà. Per questo è fondamentale che l’Osservatorio non resti chiuso nelle istituzioni, ma entri nelle scuole e incontri i ragazzi. Questa legge deve essere uno strumento vivo: non solo osservare i fenomeni criminali, ma piantare nei giovani semi di responsabilità, rispetto e coraggio. Prima delle grandi battaglie contro la criminalità organizzata, c’è una battaglia quotidiana: costruire cittadini consapevoli. Una comunità che investe sui giovani fa prevenzione e sicurezza, e costruisce futuro. Per questo l’Osservatorio deve diventare un motore permanente di cultura, capace di creare percorsi con scuole, università, associazioni, famiglie e sport.»
Il Presidente del Consiglio, Stefano Aggravi, primo firmatario del testo di legge, ha fatto invece una serie di osservazioni sul modello di Osservatorio: “Nella nuova definizione abbiamo analizzato le esperienze delle altre Regioni, adattando un modello consolidato alle esigenze della Valle d’Aosta. La scelta è stata quella di valorizzare l’Osservatorio come sede principale di analisi, proposta e coordinamento, superando la previsione del Comitato tecnico. Non abbiamo ritenuto necessario mantenere un organismo separato, preferendo investire nella costruzione di una struttura stabile all’interno del Consiglio Valle, capace di garantire nel tempo competenze, supporto tecnico e continuità d’azione. Le persone e i mandati cambiano, ma le istituzioni devono poter conservare memoria, conoscenze e capacità operativa. Sul tema della terzietà occorre inoltre essere chiari: né i rappresentanti politici né i componenti tecnici possono essere considerati pienamente terzi; ciò che conta è garantire pluralità di punti di vista e trasparenza nell’azione dell’organismo. L’Osservatorio non è un ente autonomo, ma uno strumento che opera nell’ambito del Consiglio regionale, con una programmazione annuale delle attività e obiettivi definiti. Con questo spirito abbiamo proposto una revisione che può essere perfezionata, ma che, secondo noi, rappresenta un passo avanti rispetto all’assetto esistente”.
“Il Comitato tecnico è quanto di più inutile possa esistere, perché la mafia è un fenomeno complesso e sfaccettato: pensare di affidarsi a tre esperti tuttologi, in grado di risolvere ogni problema, significa prendere in giro i cittadini e spendere risorse pubbliche inutilmente – ha detto invece Corrado Bellora (Lega) –. Lo strumento più efficace è quello che abbiamo voluto prevedere in questa proposta di legge: consulenze mirate e specifiche, attivate sul caso concreto e affidate al professionista più competente nel momento in cui il problema si presenta. Uno strumento flessibile, che attiva di volta in volta le competenze necessarie. Questo è il modo serio e professionale di affrontare il fenomeno mafioso, non certo un comitato composto da tre membri retribuiti o rimborsati con un incarico stabile, come previsto dalla legge precedente e come proposto da Avs”
“Non abbiamo modificato le finalità dell’Osservatorio, che resta uno strumento di monitoraggio, analisi e promozione della cultura della legalità – ha aggiunto il vicepresidente del Consiglio Massimo Lattanzi (FdI) –. Un organo consultivo cui ogni Consigliere può rivolgersi durante la legislatura. Le leggi non sono immutabili: la prima relazione, tra un anno, ci consentirà di verificare i risultati raggiunti e apportare eventuali correttivi. Ci auguriamo che l’attività sia migliore di quella che abbiamo trovato, perché è stato complicato comprendere quale sia stato il ruolo dell’Osservatorio in questi tre anni”.
