Verrà pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “Journal of Anesthesia, Analgesia and Critical Care” uno studio realizzato all’ospedale Beauregard su uno dei temi più discussi nell’ambito dell’assistenza ostetrica: il possibile rapporto tra analgesia epidurale in travaglio e l’aumento del rischio di parto cesareo. Il lavoro svolto al nosocomio aostano si prefigge di fornire un cambio di prospettiva nel dibattito internazionale al riguardo, sin dal titolo provocatorio: “Chi viene prima, l’analgesia o il travaglio complicato?”.
Gli elaborati ad oggi disponibili osservano un incremento dell’incidenza di parto cesareo nelle donne che ricevono l’analgesia peridurale in travaglio e questo ha portato a credere in una correlazione diretta. I risultati valdostani smantellano questa ipotesi, suggerendo che, al contrario, quando una donna ha un travaglio più complesso e doloroso, quindi a rischio, sia semplicemente più propensa a chiedere la peridurale. Quindi, non sarebbe l’analgesia a provocare l’aumento del rischio di cesareo, come fino ad oggi teorizzato, ma i travagli più complessi a richiedere maggiormente l’uso della cosiddetta “peridurale”.
Nato come idea per la tesi di masterizzazione dell’anestesista Elena Boris, il lavoro si è ampliato fino a documentare oltre tredici anni di attività ostetrica e anestesiologica del punto nascita regionale, prendendo in esame 1.905 donne al loro primo parto, che avevano richiesto l’analgesia epidurale durante il travaglio.
Prima autrice dello studio è la dottoressa Enrica Delfino, che spiega: “Questo lavoro nasce dall’osservazione della nostra esperienza clinica quotidiana accanto alle donne in travaglio e dalla volontà di approfondire scientificamente un tema spesso oggetto di timori e convinzioni radicate. I risultati ottenuti confermano come l’analgesia epidurale, condotta sapientemente, rappresenti uno strumento sicuro ed efficace per accompagnare le donne nel percorso nascita, senza alterare la fisiologia del travaglio”.
Il servizio di analgesia del parto viene offerto in Valle d’Aosta da molti anni grazie alla presenza di un’équipe dedicata attiva 24 ore su 24, con l’obiettivo di aiutare le donne ad affrontare il travaglio attraverso un efficace controllo del dolore, nel pieno rispetto della fisiologia del parto.
Il parto cesareo urgente o emergente rappresenta invece un intervento chirurgico necessario quando si verificano complicazioni che possono mettere a rischio la salute della madre o del bambino. Comprendere se l’analgesia epidurale possa realmente influenzarne il rischio costituisce quindi una questione di grande rilevanza clinica e scientifica.
“La logistica è un fattore penalizzante per chi lavora in Valle d’Aosta, – dichiara il direttore sanitario dell’Usl – Mauro Occhi – ma non per la produzione e la diffusione delle idee. La pubblicazione di questo studio su una rivista internazionale rappresenta un importante riconoscimento per i professionisti della nostra azienda e dimostra come anche una realtà territoriale possa contribuire in modo significativo alla produzione scientifica e all’innovazione clinica. Ricerca, assistenza e qualità delle cure devono procedere insieme, e questo risultato ne è un esempio concreto”.
Per l’assessore alla Sanità, Carlo Marzi, “questo risultato valorizza il livello professionale e scientifico presente nella sanità valdostana e testimonia l’importanza di continuare a investire nella formazione, nella ricerca e nelle reti di collaborazione con i principali centri nazionali e internazionali. Offrire servizi avanzati e basati sull’evidenza scientifica significa garantire alle donne e alle famiglie valdostane un percorso nascita sempre più qualificato, sicuro e vicino ai bisogni delle persone”.
Per la stesura definitiva dello studio, la dottoressa Delfino ha collaborato con gli statistici Emanuele Koumantakis e Christine Rollandin della scuola di specializzazione in statistica medica dell’Università degli Studi di Torino.
