Covid-19, la Valle d’Aosta la regione Ue con il maggior numero di morti in rapporto agli abitanti

377 morti ogni 100mila abitanti da inizio Pandemia a giugno 2021. Il nuovo barometro del Comitato delle Regioni Ue, pubblicato oggi segnala però come il dato risenta delle diverse modalità di conteggio dei decessi Covid-19 degli Stati europei. Guardando alla "mortalità in eccesso" (tutti i decessi per qualsiasi motivo) VdA settima con +28% nel 2020.
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Con 377 morti ogni 100mila abitanti da inizio Pandemia al 1° giugno 2021 la Valle d’Aosta è stata la regione europea con il tasso più elevato di decessi per Covid-19. Ma, come riporta il nuovo barometro del Comitato delle Regioni Ue, pubblicato oggi in occasione della Settimana europea delle città e delle Regioni, il dato risente delle diverse modalità di conteggio adottate dagli Stati europei. “Alcuni stati hanno incluso soltanto le morti avvenute in ospedale, altre anche quelle nelle case di cura o nelle abitazioni private dove le persone hanno mostrato i sintomi. Questo, ad esempio, potrebbe essere il motivo dell’elevata mortalità belga, ampiamente riportata dai media. Il Belgio ha contato i decessi negli ospedali e nelle case di cura, compresi i decessi nelle case di cura che erano sospetti, non confermati, come casi di Covid-19”.
Guardando ai dati statistici europei integrati da quelli dei singoli stati, al secondo posto in questa triste classifica c’è Severozapad, regione della Repubblica Ceca (358 morti ogni 100mila abitanti) seguita da Lombardia (335 abitanti).

Il rapporto evidenzia come i numeri sui morti da Covid segnalati dalle autorità “potrebbero ancora non dire tutta la verità. In primo luogo, le statistiche ufficiali spesso escludono le vittime che non sono state testate per Covid-19 (soprattutto in luoghi con capacità di test limitate). In secondo luogo, c’è un intervallo di tempo tra la morte e l’elaborazione del certificato, creando ritardi nei dati. Infine, la pressione sul personale medico e gli ospedali hanno scoraggiato parti della popolazione dal cercare un aiuto tempestivo e hanno quindi contribuito a una maggiore mortalità da condizioni non Covid”.

Per questo nel tentativo di fotografare l’impatto del Coronavirus la ricerca prende in esame “la mortalità in eccesso”, ovvero confronta il numero di decessi (per qualsiasi motivo) in una determinata regione e periodo con il numero medio di decessi nei quattro anni precedenti, dal 2016 al 2019.
“L’analisi dell’eccesso di mortalità mette in evidenza nuovi gruppi di impatto che non erano visibili considerando i dati per casi e decessi. Infatti, a parte i macro cluster delle regioni spagnole centrali e delle regioni dell’Italia settentrionale, i micro cluster si trovano in nella parte sud-orientale del Belgio e nelle parti meridionali della Polonia e della Bulgaria”.

L’Italia e la Spagna sono i paesi che mostrano la più alta variabilità fra regioni e province. Ad esempio la provincia di Bergamo ha incrementato del 63% i morti nel 2020, mentre quella di Catanzaro si è fermata al 2%.
“I dati indicano anche che tutte le regioni europee hanno registrato un eccesso di mortalità nel 2020, anche se con gradi molto diversificati“ spiega il rapporto. Le dieci regioni più colpite sono la comunità di Madrid (+44%), seguita dalla Lombardia (+39%), dalla regione spagnola della Castilla la Mancha (+34%), dalla provincia autonoma di Trento (+32%). La Valle d’Aosta è settima con un “eccesso di mortalità” nel 2020 comparata con la media degli ultimi quattro anni del 28%.

Come si spiegano questi dati? “Stanno emergendo prove che le persone che vivono in condizioni di alto inquinamento potrebbero essere più frequentemente infettate da SARS-CoV-2 e avrebbero più probabilità di sviluppare il Covid-19.  – si legge nel rapporto – In particolare, la presenza di elevate concentrazioni di particolato inalabile (PM 2.5) sembrano aver contribuito ad una maggiore letalità della malattia”.
Un altro fattore, almeno durante la prima ondata, è l’età della popolazione e la presenza di case di cura. “La mortalità del Covid-19 aumenta significativamente con l’età e le regioni con una percentuale più elevata di popolazione di età superiore ai 65 anni hanno sperimentato un aumento maggiore mortalità in eccesso. Anche la presenza delle case di cura ha avuto un ruolo: persone anziane, spesso molto fragili avevano poche possibilità contro la diffusione del virus, in particolare durante la prima ondata, quando i dispositivi di protezione del personale erano scarsi.”.

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