Il Centro Donne contro la violenza al lavoro per formare 75 operatori

Avviato un progetto formativo riguardante la presa in carico delle donne vittime di violenza con l’avvocata Anna Ventriglia, Presidente del Centro Donne contro la violenza di Aosta, e la psicologa e psicoterapeuta Simona Iamele.
Violenza contro le donne
Società

“Quando la poca preparazione degli operatori porta a ricolpevolizzare la donna vittima di violenza, questa diventa vittima due volte. È per la scarsa formazione sul tema della violenza sulle donne che si sottovaluta, si minimizza e non si danno risposte efficaci alle richieste di aiuto” afferma Anna Ventriglia, Presidente del Centro Donne contro la violenza di Aosta.

Da qui l’importanza dell’avvio di un progetto formativo riguardante la presa in carico delle donne vittime di violenza e il trattamento degli uomini autori di violenza, finanziato nell’ambito del Programma “Investimenti in favore della crescita e dell’occupazione 2014/20”, cofinanziato dal Fondo sociale europeo.

Per la parte di formazione relativa alla violenza su donne e minori protagonista è il Centro Donne contro la violenza di Aosta. In aula 75 operatori, suddivisi in tre gruppi, appartenenti a differenti professionalità (avvocati, psicologi, assistenti sociali, educatori di comunità, ecc.). Ciascun gruppo svolgerà 20 ore di lezioni teoriche su vari argomenti: prevenzione, origini della violenza, strumenti legislativi a disposizione, indicatori di rischio e presa in carico delle vittime. Salgono in cattedra due professioniste, già volontarie del Centro: l’avvocata Anna Ventriglia, esperta in diritto di genere, e la psicologa e psicoterapeuta Simona Iamele. L’obiettivo del percorso è formare il personale in modo da migliorare la presa in carico e la gestione delle donne vittime di violenza.

“Il nostro impianto legislativo è completo” afferma l’avvocata Anna Ventriglia. “Esistono gli indicatori di rischio. Ne è un esempio il protocollo SARA, validato a livello nazionale. C’è poi la Convenzione di Istanbul, fonte sovranazionale ratificata anche in Italia, che definisce la violenza sulle donne una violazione dei diritti umani”. Al di là del quadro normativo, nella presa in carico delle vittime “non esiste un metodo generalizzato, ma progetti personalizzati caso per caso”. Anna Ventriglia aggiunge “riforme e aumento delle pene…la parte repressiva è necessaria, ma bisognerebbe lavorare di più su quella della prevenzione. Un aspetto che purtroppo non rientra nelle agende politiche dei governi nazionali e regionali”.

L’approfondimento, previsto dal corso di formazione e relativo agli uomini autori di violenza, sarà successivo e gestito dal Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti (CAM) Onlus di Firenze, il primo centro a essere nato a livello nazionale per uomini che agiscono violenza nelle relazioni affettive.

Nel 2023 registrate più di 15 richieste di aiuto

Le violenze non diminuiscono. Sono 60 i casi, intesi come nuovi accessi, che in un anno si rivolgono al Centro. Solo nel 2023, sono già state registrate più di 15 richieste di aiuto. A questi numeri si aggiungono quelli dei progetti personalizzati in corso per le donne già “seguite” dal Centro.

“Si tratta soprattutto di donne italiane con figli minori, seguite da quelle di nazionalità marocchina e sudamericana. Anche gli uomini autori di violenza sono perlopiù italiani. Tante sono le violenze domestiche o quelle perpetrate da una persona conosciuta dalla vittima. Le aggressioni con estranei sono rare” riassume Anna Ventriglia. “La statistica concorda: il luogo più pericoloso per una donna non è la strada, ma la casa”.

Allarmante il dato sulle giovani senza figli. “Si rivolgono a noi anche donne dai 18 ai 25 anni che hanno una dinamica relazionale difficile”. “È necessario mettere mano alla prevenzione” ribadisce Anna Ventriglia. “La violenza è un problema culturale e strutturale, non un’emergenza”.

Dossier “Violenza sulle donne in aumento: cosa fa la Valle d’Aosta?”

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