La micromunità di Variney convertita in struttura Covid? “E’ una delle ipotesi al vaglio”

A dirsi contrario all'ipotesi è il sindacato NurSind Aosta, il Sindacato delle Professioni Infermieristiche. Il Presidente dell'Unité: "Al momento attuale ci sono solo dei ragionamenti". L'anno scorso Usl e Regione avevano deciso di spostare nella struttura di Variney la residenza sanitaria assistita del J.B. Festaz di Aosta. Progetto poi bloccato dal Consiglio Valle.
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La microcomunità di Variney convertita in struttura Covid? A mettere in campo questa ipotesi è Giovan Battista De Gattis,  Segretario Territoriale NurSind Aosta, il Sindacato delle Professioni Infermieristiche, che in una nota si dice fortemente contrario.

“Da domani saranno sottoposti a tampone naso-faringeo diversi pazienti della Microcomunità di Variney che, a breve, dovrebbe diventare un polo Covid; ovvero ben 29 utenti dovranno essere trasferiti in altre strutture residenziali presenti sul territorio valdostano. – scrive il sindacato –  NurSind è contrario ad una scelta che, di fatto, riprende il progetto di convertire la struttura di Variney in una RSA: è da tempo che si cerca, invano, una scusa da far digerire all’opinione pubblica”.

L’emergere di numerosi casi di positività fra gli ospiti di diverse strutture per anziani della Valle d’Aosta  – 119 quelli fino ad oggi confermati ma all’appello mancano gli esiti di numerosi tamponi –  sta riproponendo, in parte, i problemi riscontrati durante la prima ondata.  Le microcomunità, secondo i protocolli sanitari, vanno ospedalizzate con personale infermieristico H24, che non sempre è facile da reperire. L’Ospedale al contrario ha bisogno di continuare ad erogare le normali prestazioni sanitarie e di recuperare in parte quelle bloccate dall’emergenza coronavirus (121 gli ospedalizzati secondo gli ultimi dati di stamane, 7 in rianimazione).

Nei giorni scorsi era stato il neo Assessore alla Sanità, Roberto Barmasse, nel corso della prima conferenza stampa di Giunta a spiegare come la Regione, oltre ai 35 posti letto messi a disposizione dall’Isav di Saint-Pierre, fosse alla ricerca di “alternative come le microcomunità”, “strutture in cui ci sia già del personale sanitario all’interno”.
Requisiti a cui risponde ad esempio Variney, che oltre ad essere vicino all’Ospedale regionale Parini, possiede del personale infermieristico assunto dall’Usl.

“E’ una delle ipotesi che si stanno vagliando, ma al momento attuale ci sono solo dei ragionamenti” dice Marco Calchera, Presidente dell’Unité Grand Combin, spiegando come i tamponi agli ospiti rientrano nelle attività di screening che si stanno effettuando in tutte le strutture per anziani.

L’anno scorso Usl e Regione avevano deciso di spostare nella struttura di Variney la residenza sanitaria assistita del J.B. Festaz di Aosta. Il progetto era stato fortemente contestato, anche attraverso una petizione, e poi bloccato da una risoluzione che aveva impegnato il governo regionale a presentare,  entro 180 giorni, sentita la commissione consiliare competente, una proposta di legge di riorganizzazione complessiva dei servizi agli anziani. Era il 2 di dicembre, pochi giorni prima della divulgazione dell’Inchiesta Egomnia, che portò alle dimissioni dell’allora presidente della Regione Fosson e di due assessori, con il successivo scioglimento del Consiglio Valle.

Contro la risoluzione del Consiglio Valle erano insorti diversi primari del Parini, fra cui l’attuale Assessore Roberto Barmasse, all’epoca direttore del Dipartimento delle Discipline Chirurgiche.

Secondo i Direttori e i Responsabili clinici dei reparti ospedalieri del Parini lo stop al progetto avrebbe comportato “un pericolosissimo stallo nella programmazione sanitaria in Valle d’Aosta con ricadute negative immediate nei confronti dei cittadini valdostani più bisognevoli di cure”.

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