Società di Luca Ventrice |

Ultima modifica: 17 Novembre 2020 10:54

Pronto il reparto Covid a Saint-Pierre. La Regione cerca altre strutture

Aosta - I 35 posti dell'Isav verranno attivati domani, martedì 27 ottobre. L'Assessore alla Sanità Barmasse: "Non è sufficiente e stiamo cercando delle alternative come le microcomunità ad altre strutture". Il prefabbricato dell'ospedale dovrebbe essere pronto per metà dicembre.

Clinica Saint-Pierre

Domani – martedì 27 ottobre – comincerà il trasferimento dei pazienti Covid dal “Parini” alla clinica di Saint-Pierre, che mette a disposizione 35 posti letto.

Numero che permette di sgravare i reparti dell’ospedale regionale, ma che potrebbe non bastare: “Questo non è sufficiente – ha spiegato in conferenza stampa il neo Assessore alla Sanità Roberto Barmasse – e stiamo cercando delle alternative come le microcomunità ad altre strutture per questi pazienti”.

“Con l’Isav c’è un accordo per 35 posti letto – ha aggiunto Barmasse –, per una struttura privata che ha possibilità di avere 70 pazienti. Ho spinto molto perché i posti venissero aumentati ma c’erano accordi appena firmati e qualche problema di personale della clinica. C’è un discorso ancora aperto, stiamo cercando di capire se ci sia la possibilità di ampliare i posti. Il numero di 35 però ci permette però di sgravare già di 20 pazienti l’ospedale. L’Isav è una strada e vedremo di andare avanti, ma ce ne sono anche altre. Stiamo cercando altre strutture in cui ci sia già del personale sanitario all’interno. In due mesi possiamo costruire 100 posti letto ma poi non abbiamo il personale che ci lavori. Il piano è quello di sfruttare le strutture che abbiano già del personale senza svuotare l’ospedale”.

Problema che l’Assessore ripete da quando si è insediato: “Abbiamo poco tempo e occorre lavorare per risolvere i problemi e non per crearli. Bisogna remare tutti nella stessa direzione. L’obiettivo è quello di sgravare l’area ospedaliera e per questo stiamo operando per potenziare l’area territoriale anche in accordo che stiamo definendo con i medici di base”.

I numeri di oggi dell’epidemia, spiega ancora l’Assessore, parlano di circa un’ottantina di ricoverati e di quattro pazienti in Terapia intensiva.

La conferenza stampa di Giunta regionale
La conferenza stampa di Giunta regionale

Difficile, però, fare delle proiezioni: “Esistono delle simulazioni – ha spiegato il coordinatore dell’emergenza Luca Montagnani –, ma i dati non sono brillanti. Bisogna capire se le manovre restrittive funzioneranno, e potremo farlo solo tra tre settimane. Non è possibile determinare ora un picco. Per questo continuo a dire che si possono fare tante cose, ma ognuno deve mettere in campo il proprio senso civico, anche nella propria sfera privata, proteggendo i propri cari. Bisogna fare dei sacrifici che ci rendono la vita sopportabile almeno dal punto di vista economico e sanitario, altrimenti andremo verso un lockdown che vogliamo evitare tutti”.

Il corpo prefabbricato del “Parini” e la tenda riscaldata per il triage

Il corpo prefabbricato del “Parini”, progetto presentato lo scorso luglio, dovrebbe vedere la luce verso la seconda metà di dicembre.

L’Assessore Barmasse spiega: “Questa soluzione era stata prospettata dal Gruppo di lavoro. L’ampliamento è soggetto in parte ai fondi regionali e in parte aifondi Arcuri’, quindi abbiamo dovuto aspettare tutte le autorizzazioni. Ora queste autorizzazioni ci sono, e pensiamo di partire per avere almeno il primo piano: La struttura sarà ridotta da tre piani a due, e dovrebbe essere pronta tra metà e fine dicembre”.

Per la sua funzione Barmasse aggiunge: “Vediamo. Abbiamo bisogno di spazio per o reparti esistenti, e potremmo utilizzarla perché in ospedale siamo comunque compressi. Nell’immediato non possiamo usarla, ci servono spazi già gestiti dal personale sanitario”.

Nel frattempo, qualcosa si muove anche sulla sostituzione della tenda di triage all’ingresso dell’ospedale. “Il modulo riscaldato al posto di tenda dovrebbe arrivare a metà novembre”, ha concluso Barmasse.

Aperto il reparto Covid-4 dell’ospedale

Intanto il “Parini” apre il reparto Covid-4, che dal Piano di riorganizzazione coincide con la Fase 4 (il Livello Rosso ++). Vengono quindi chiusi tutti gli spogliatoi, gli studi medici e le segreterie dell’emiciclo, che vengono trasferiti negli ambulatori ospedalieri. Il reparto di Ortopedia diventa Covid-4 (utilizzato fino a saturazione del Covid-3), e si predispone la chiusura di strutture ancora aperte con trasferimento dei pazienti nei reparti chirurgici.

Un commento su “Pronto il reparto Covid a Saint-Pierre. La Regione cerca altre strutture”

  • Al momento si capisce che l’unico rimedio (al look down) è il distanziamento sociale. Non sarebbe utile che venissero utilizzate le strutture ricettive turistiche come hub extra ospedaliere per ospitare le persone positive. Le strutture con alta capienza possono essere utilizzate per monitorare le quarantene dei soggetti positivi a garanzia dei restanti componenti famigliari che rimangono nelle proprie abitazioni. Le strutture ricettive valdostane sono attrezzate di wi fi per garantire attività di eventuale didattica a distanza o telelavoro e comunicazione in genere Le strutture piccole possono continuare a garantire un turismo famigliare distanziato. Si possono potenziare le strutture sanitarie territoriali per il monitoraggio dei positivi ( visto che vengono concentrati in siti controllabili) e screening a tappeto della restante parte di popolazione. Nel frattempo la.sanita di emergenza può organizzarsi per gestire le urgenze di breve e medio termine. Attivare il più possibile lavoro in smart working per le attività al chiuso (uffici privati e pubblici) Continuare a permettere le attività sportive (considerando che i positivi verrebbero accolti tutti in strutture protette). Sicuramente è un inizio che permetterebbe anche di salvare parte dell’attività ricettiva facendo un veloce isolamento del virus. Non penso che il cittadino si opponga ad una mini vacanza forzata a garanzia della salute dei propri cari. E probabilmente, a conti fatti, le casse pubbliche spenderebbero meno che un altro effetto lock down.

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