La musica contro la guerra in Cittadella con il Live No War

Il Live No War si è tenuto presso la Cittadella dei Giovani giovedì 24 marzo nell’ambito di “VDArtists for Peace and Hospitality”, giornata di musica, spettacoli e attività organizzata dalla comunità artistica valdostana per promuovere la raccolta fondi “Valle d’Aosta per l’Ucraina”.
Elisabetta Padrin Gaetano Lo Presti
Società

“Un giorno anche la guerra s’inchinerà al suono di una chitarra”. La presentatrice Cristina “Sty” D’Allocco ha scelto la famosa frase di Jim Morrison per descrivere lo spirito del Live No War che si è tenuto nell’ambito di “VDArtists for Peace and Hospitality”. La giornata di musica, spettacoli e attività si è tenuta alla Cittadella dei Giovani giovedì 24 marzo ed è stata organizzata dalla comunità artistica valdostana per promuovere la raccolta fondi “Valle d’Aosta per l’Ucraina”, lanciata dalla Fondazione comunitaria della Valle d’Aosta e dal Coordinamento Solidarietà Valle d’Aosta. L’idea, nata dal musicista Paolo Passanante (in arte Pol Paxx) in collaborazione con Gaetano Lo Presti, Erika Iamonte, Jessica Alessi e Morena Avenoso, si è successivamente allargata a molti altri artisti valdostani e ha incontrato approvazione e interesse da parte delle istituzioni locali.

Ne sono stati portavoce Patrik Vesan, Segretario generale della Fondazione comunitaria della Valle d’Aosta, Elda Tonso, Coordinatrice del CSV Valle d’Aosta, e Gianni Nuti, Sindaco di Aosta. Quest’ultimo ha espresso il suo rammarico nei confronti della crisi bellica ucraina e dell’aumento della spesa italiana per la difesa: “Io preferirei che si aumentassero le spese per la cultura e l’istruzione, non solo perché ne sono appassionato, ma perché so che costituiscono l’unico strumento per la pace”. A questa consapevolezza si è aggiunto il commento di Vesan, che ha abbandonato le sue riflessioni di politologo per dare voce alle emozioni: “L’unica analisi che so dare è che la guerra fa schifo. Venendo qui ho pensato alle bombe che vediamo in tv facendo colazione al caldo e alle fantasie di quei bambini che le vedono dal vivo: fantasie che magari tra venti o trenta anni scoppieranno dentro di loro come bombe”. Da qui l’entusiasmo di entrambi per la serata, rappresentativa della “Valle d’Aosta che mi piace vedere”, secondo Vesan, cui Nuti ha aggiunto: “Se domani ci fosse l’apocalisse io mi sentirei di fare due cose: aiutare le persone più fragili e cantare o fare musica. Qui facciamo entrambe le cose, quindi ci prepariamo bene comunque e saremo sicuri di aver fatto tutto il possibile”. Il ringraziamento di Elda Tonso è andato invece alle 200 famiglie che hanno offerto la propria casa ai rifugiati ucraini, oltre che a tutti i volontari e le associazioni, dalla Croce Rossa alla San Vincenzo, che si stanno spendendo per inviare aiuti e organizzare l’accoglienza. 

Al termine degli interventi istituzionali, la musica, già iniziata nel pomeriggio, ha ripreso il posto delle parole, con la proiezione del video in cui Jean-Paul Agnesod ha suonato con la sua chitarra elettrica un mash-up dell’inno ucraino, di quello russo e dell’Inno alla gioia di Beethoven, nella suggestiva cornice del Teatro Romano di Aosta. Il video è un omaggio che vuole richiamare la reinterpretazione dell’inno nazionale statunitense da parte di Jimi Hendrix, in chiusura del festival di Woodstock del 1969. La protesta, che lì era rivolta alla guerra in Vietnam, qui si è diretta verso un conflitto di cui ogni giorno vediamo nei telegiornali immagini e video simili a quelli che i Tamtando hanno usato come sfondo della loro performance. Il suono insistente dei loro djembe ha assunto il tono di un grido, un invito ossessivo a non voltarsi di fronte a quelle immagini e a quella realtà che sembra lontana, ma che può incalzarci al pari di quei ritmi percussivi. 

Un messaggio simile è stato suggerito dai testi letti da Andrea Damarco di Replicante Teatro, accompagnati dalle musiche di Elisabetta Padrin, Gaetano Lo Presti e ancora i Tamtando. Un monologo ricco di pathos, poi alleggerito dall’esibizione tra il pop e il rock di Morena Avenoso, che ha cantato alcuni brani del suo album “Come un soffio”, tra cui “Projectil D’Orgueil”. L’artista si è poi prestata ad un’intensa interpretazione a cappella di “Le Déserteur” di Boris Vian, un inno al pacifismo e al rifiuto della guerra da parte di chi vi è costretto da ordini superiori: “Monsieur le Président / Je ne veux pas la faire / Je ne suis pas sur terre / Pour tuer des pauvres gens / C’est pas pour vous fâcher / Il faut que je vous dise / Ma décision est prise / Je m’en vais déserter”.

A salire sul palco è poi stato Francesco-C, che insieme a Luca Moccia e Matteo Mossetta ha alleggerito l’atmosfera con “Se perdo anche te” di Gianni Morandi e due suoi brani, “Amore a corrente alternata” e “Io non sopporto le canzoni tristi”. Tornato a esibirsi dopo tre anni di silenzio, Francesco-C ha scatenato i fan presenti nel pubblico, che hanno ottenuto un bis dal loro beniamino. 

Il tono è tornato serio con la lettura di alcune poesie da parte di Tonino Campiti , le note dei Minimo Vitale, l’esibizione della Compagnia Teatrale Palinodie e infine di Tosello. C’è poi stata anche la voce ucraina di Yuriy Dmytriyiv, che ha commosso il pubblico raccontando la sua storia e intonando due canti popolari ucraini.

 

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