La qualità dell’aria di Aosta è la migliore degli ultimi dieci anni

A spiegarlo, durante l’Osservatorio comunale di questa mattina, sono stati i tecnici dell’Arpa. In calo tutti gli inquinanti, con i Pm10 in picco qualche giorno fa per le polveri sahariane.
La centralina di rilevazione di piazza Plouves
Società

Il 2019, per la qualità dell’aria di Aosta, è stato il miglior anno degli ultimi dieci, dal 2010.

A spiegarlo, durante l’Osservatorio comunale di questa mattina, dedicato al tema, sono stati i tecnici dell’Arpa rendendo noti i dati rilevati dalle due stazioni di fondo urbano della città – quelli cioè in piazza Plouves e via Liconi – e di quella industriale di via Primo Maggio, accanto allo stabilimento Cogne.

Dati che dimostrano come nell’ultimo anno siano diminuiti sia i valori delle polveri sottili Pm10, sia di NO2.

“Per il terzo anno consecutivo – spiega Claudia Tarricone dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente – il biossido di azoto, tipico delle combustioni e caratteristico delle emissioni da traffico, diminuisce sia in piazza Plouves, sia in via Liconi e lievemente in via Primo Maggio, dove la stazione è vicina ad una delle strade più trafficate della città. Il limite normativo è di 40 μg al m3, e la media complessiva rilevata nel 2019 è tra i 21 e i 23 nelle due stazioni cittadine e 27 in quello industriale”.

Pm10, le polveri sottili in continuo calo

“Il trend delle polveri Pm10 – prosegue Tarricone – è in continua diminuzione. L’anno scorso ci sembrava un dato eccezionale, ma siamo scesi ulteriormente e la media del 2019 è stata di 15 μg al m3, mentre il limite è di 40. L’Organizzazione mondiale della sanità indica per la protezione della salute il valore di 20, la metà del limite normativo, e nelle nostre stazioni urbane siamo sotto o pari a quel limite per il quinto anno consecutivo, tra le poche città in Italia”.

Una diminuzione, prosegue Tarricone che “vale per siti urbani, ma che è evidente anche nel sito industriale anche se i valori sono lievemente più alti, ovvero 20 μg”.

Andamento che si riflette anche nei superamenti dei limiti fissati dalla legge: “Il 2019 è andato molto bene – illustra ancora la tecnica Arpa -, l’anno migliore degli ultimi 10. Abbiamo infatti avuto un solo superamento in piazza Plouves, nessuno in via Liconi e sei in via Primo Maggio, con valore superiore a 50 μg a fronte di un limite di 35 giornate di superamento indicate dalla normativa”.

Pm2.5 e i metalli nelle polveri

Anche il valore Pm2.5 – polveri ancora più sottili rispetto ai Pm10 – resta inferiore al limite di 25 μg al m3 stabilito dalla legge, mostrando un dati sostanzialmente sovrapponibili tra le due stazioni urbane e quella industriale.

Riguardi i metalli pesanti nelle polveri Pm10 i dati Arpa riferiscono che in via Primo Maggio, dal termine dei lavori di costruzione del parcheggio pluripiano e per il secondo anno, i valori obiettivo del nichel sono inferiori a quelli previsti normativa che fissa il limite a 20 μg al m3. Nel 2018 il valore medio è stato infatti di 17, mentre per l’anno appena trascorso è stato di 16,5, quindi sostanzialmente stabile. Nelle stazioni urbane di Plouves e Liconi i dati parlano rispettivamente di 8 e 6 μg, in ulteriore calo.

Riguardo arsenico, cadmio e piombo, Tarricone spiega: “Sono inquinanti che non destano particolari preoccupazioni, rileviamo valori 10 volte inferiori ai limiti della normativa, ormai al limite della rilevabilità anche perché non fanno parte del ciclo produttivo della fabbrica. Ci fu solo un picco di arsenico nel 2015 perché c’era un inquinante nei rottami per produrre l’acciaio”.

Cala il benzo(a)pirene, dopo i superamenti del passato

Associato principalmente alla combustione di biomassa, torna a scendere il benzo(a)pirene: “Dopo tanti anni, dopo i superamenti del limite nel 2015,16 e 17 – prosegue Tarricone – dal 2018 il dato è tornato sotto il valore guida di 1 ng al m3. Quest’anno il valore è la metà, ovvero 0,5, anche se è vero che l’inverno non è stato particolarmente freddo”.

Uno sguardo ai primi giorni 2020, e alle polveri del Sahara

“L’episodio della polvere sahariana che ha investito la Valle d’Aosta in maniera abbastanza intensa nei giorni scorsi è un evento che capita spesso durante l’anno ma questa intensità è è stata abbastanza eccezionale – spiega ancora la tecnica dell’Arpa -. Misurando il fenomeno ci siamo accorti che, per le polveri Pm10 a gennaio, abbiamo avuto due giorni di valori bassissimi, poi alzati improvvisamente”.

Fenomeno visibile chiaramente ad occhio nudo, anzitutto dal cielo reso “lattiginoso”: “Il dato di Pm10 è costante – prosegue Tarricone – ma si è aggiunto un gradino di polvere’, alto tutto il giorno. La polvere del Sahara aggiunge questo ‘gradino’ da 20 μg, un contributo altissimo non antropico ma naturale che ha portato dei superamenti che però non è durato 35 giorni, il limite messo dalla normativa. Un fenomeno interessante, molto evidente anche dalla stazione di La Thuile, che non rileva sorgenti antropiche e ha sempre valori bassissimi”.

I controlli alla Cogne

Assente per il secondo punto all’ordine del giorno dell’Osservatorio, i rappresentanti della Cogne Acciai Speciali. Il punto riguardava propio lo stabilimento alle porte di Aosta, con l’ad Monica Pirovano a giustificare l’assenza in una missiva letta dall’Assessore all’Ambiente Delio Donzel nella quale l’amministratrice in cui si esprime “tranquillità il circa pieno rispetto della normativa ambientale” da parte di Cas.

Un’assenza che in realtà è “una questione di garbo nei confronti degli inquirenti”, spiega per iscritto Pirovano, vista l’indagine in corso per inquinamento ambientale.

Arpa che comunque spiega i controlli che effettua sulla Cas: “Lo stabilimento Cogne Acciai Speciali – scrive Arpa -, in quanto assoggettato ad Autorizzazione Integrata Ambientale, è sottoposto ad un Piano annuale di controlli, approvato dall’Autorità competente nell’ambito del contesto normativo nazionale e di criteri di valutazione condivisi a livello nazionale: tale programma definisce tipologia e numero dei controlli annuali sulle diverse fonti di impatto ambientale (emissioni in atmosfera, scarichi, rumore)”.

Proprio nell’ambito di questo piano il Corpo Forestale Valdostano, con il supporto tecnico di Arpa VdA, effettua controlli a sorpresa, cioè in date non comunicate all’azienda, durante i quali vengono verificati, attraverso misure e prelievo di campioni per analisi di laboratorio, le emissioni in atmosfera, gli scarichi idrici, la gestione dei rifiuti e le emissioni di rumore i cui esiti vengono pubblicati sul sito internet della Regione.

Arpa che scrive ancora che, in collaborazione con la Regione: “conduce inoltre dal 2016 il monitoraggio 24/24 ore di immagini fotografiche dello stabilimento CAS per l’individuazione degli eventi di emissione diffusa di polveri dal reparto Acciaieria. Le immagini fotografiche, acquisite con una frequenza di una immagine ogni 5 minuti, vengono catalogate in relazione alla zona di provenienza dello stabilimento e in relazione all’intensità percepita con una scala che va da 1 a 3. Le immagini relative agli eventi di entità più elevata (categoria 3) sono diminuite dal 2016 ad oggi passando da 86 a 24 immagini/anno.

Inoltre – chiude l’Azienda per la protezione ambientale -, da settembre 2019, dopo la realizzazione della nuova cappa di aspirazione secondaria del convertitore AODsi nota una diminuzione del numero di eventi di emissione diffusa nella zona dello stabilimento situata ad est dell’area acciaieria”.

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