Tv francofone, dove sono “sparite” e come la Regione progetta di riportarle

In alcune zone della Valle, dopo la recente riorganizzazione del digitale terrestre, non si vedono più France 2, Rts Un e TV5 Monde. Spiegare l’accaduto significa ricostruire un non semplice intreccio di elementi giuridici e tecnici.
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La riorganizzazione in Italia dell’assetto della tv digitale terrestre, attuata in Valle dal 3 al 7 gennaio scorsi, ha presentato un “effetto collaterale” indesiderato per diversi valdostani. Parliamo della perdita del segnale delle emittenti francofone, storicamente ritrasmesse nella regione. In particolare, France 2, Rts Un (le emittenti pubbliche francese e svizzera) e TV5 monde (canale a vocazione internazionale) sono al momento “scomparse” dai televisori in varie vallate laterali.

Si tratta della Valgrisenche, della val di Rhêmes, della Valsavarenche, della valle di Champorcher, dell’alta valle del Lys, della Valpelline e della valle del Gran San Bernardo. Contrariamente ad una convinzione diffusa, che vuole pochi spettatori da questo lato delle Alpi per la programmazione francofona, i residenti nelle zone interessate non hanno mancato di esprimere, soprattutto sui social, disappunto e incredulità, perché – osservano – i segnali sono arrivati fino al giorno prima della risintonizzazione obbligata.

Rai e Regione, interpretazioni diverse

L’amministrazione regionale fa sapere di essere al lavoro per una soluzione, ma prima occorre spiegare cos’è accaduto. Fatto non immediato, perché siamo di fronte ad un intrecciarsi, nel tempo, di elementi giuridici e tecnici, senza che una responsabilità emerga lampante. La ritrasmissione dei canali esteri in Valle, agli occhi di piazza Deffeyes, costituisce uno degli strumenti per valorizzare e rendere effettivo il carattere bilingue della regione, sancito dallo Statuto speciale. La chiave normativa, per la Regione, è nella legge sulla radiotelevisione pubblica italiana, risalente all’aprile 1975.

In essa è scritto che la società concessionaria del servizio, cioè la Rai, è tenuta, tra l’altro, a sistemare “le reti trasmittenti televisive nelle zone di confine bilingui, per renderle idonee a ritrasmettere programmi di organismi esteri confinanti”. Per l’amministrazione regionale, quelle parole integrano un “obbligo di servizio pubblico”. La Rai, però, non è d’accordo e sostiene che tale previsione normativa sia oggi da intendersi “implicitamente abrogata”.

La “divergenza” pesa sulla vicenda

La divergenza interpretativa, come sempre, non si ferma ai principi. La Rai ha chiesto alla Regione (che si è costantemente opposta) 8 milioni di euro di “arretrati” per la ritrasmissione delle tv francofone dal 1994 al 2009. Il Tar si è dichiarato incompetente, rimandando la palla al giudice ordinario, ma la mancata definizione della controversia pesa sull’intera vicenda. Nel 2009, quando in Italia scatta lo “switch off” della tv analogica, in favore di quella digitale terrestre, una frequenza specifica viene pianificata per la ritrasmissione dei canali esteri francofoni e germanofoni.

2009, lo “switch off” analogico

In quel momento la Regione, sebbene in assenza di un accordo sull’interpretazione della natura onerosa o meno della ritrasmissione, non può permettersi che i segnali svaniscano e affida alla Rai, quale concessionaria del servizio pubblico, la realizzazione e la gestione della rete di trasporto del segnale digitale sulle frequenze concepite per offrire programmi francofoni e germanofoni. La “divergenza interpretativa” fa sì che ciò non avvenga gratis per le casse regionali, ma con un costo annuo di 450mila euro.

La “roadmap” del riassetto digitale

L’azienda di viale Mazzini attua il compito attraverso 21 siti di trasmissione nella sua totale disponibilità e altri 46 proprietà di enti locali valdostani e dell’amministrazione regionale. France 2, Rts Un e TV5 monde si vedono praticamente in tutta la Valle. Passano due anni e, nel 2017, il Governo italiano pianifica (in attuazione di una decisione comunitaria) la tabella di marcia della riorganizzazione del servizio digitale terrestre (legata alla “liberazione” di una banda sinora utilizzata, per il passaggio allo standard DVBT-2). E’ il processo che ha interessato la Valle d’Aosta nei primi giorni di gennaio.

Cambia l’operatore di rete

Nella prospettiva di quel passaggio, il Ministero dello Sviluppo economico indice, nel maggio 2020, una procedura per assegnare i diritti d’uso delle frequenze in ambito locale. Se la aggiudica, per la Valle d’Aosta, la società Ei Towers SpA. E’ la proprietaria dell’infrastruttura tecnica necessaria alla trasmissione del segnale del Gruppo Mediaset. Rai, che non ha partecipato alla gara, comunica di conseguenza alla Regione, lo scorso dicembre, che dal 3 gennaio 2022 “sarà dismesso il multiplex dedicato alla diffusione dei canali francofoni nella regione autonoma Valle d’Aosta”.

In piazza Deffeyes si affrettano a contattare il nuovo assegnatario, per garantire la continuità della ritrasmissione. EI Towers in Valle, ad oggi, dispone di 29 postazioni sul territorio. Le usa per veicolare da subito le emittenti francofone (che sono infatti tornate nei giorni della risintonizzazione, sui canali 75, 76 e 77), ma non bastano a coprire interamente il territorio. Questo spiega l’attuale “black out” francofono in alcune zone: sono quelle non raggiunte al momento dal nuovo operatore (che, quindi, va detto, non vi veicola nemmeno il bouquet dei programmi Mediaset).

Le soluzioni in campo

La questione è al centro di una delibera adottata dalla Giunta regionale lunedì scorso. In essa, oltre a disciplinare il rapporto dell’amministrazione con EI Towers rispetto alla ritrasmissione dei canali televisivi esteri fino al 2028, si prevede di “verificare e, ove possibile, ampliare l’ambito territoriale coperto dal segnale” (e si prevede un corrispettivo di circa 361mila 700 euro annui). In termini tecnici, riportare le tre “chaînes télé” dove sono sparite significa, stando alle stime di cui dispone la Regione, “accendere” una ulteriore trentina di postazioni.

“A livello di governo e amministrazione regionale, – spiega l’assessore regionale all’innovazione, Carlo Marzi, che si è trovato il dossier sulla scrivania – lavoriamo a tutte le possibili soluzioni. Dalle più veloci, che coincidono con un accordo tra gli operatori per poter usare i precedenti impianti, ad un vero e proprio intervento, nel solco delle opere pubbliche, per poter utilizzare le nostre postazioni per ritrasmettere i segnali del nuovo operatore assegnatario delle frequenze nelle zone dove il segnale già non arrivava e quindi non arriva”.

“Questi impegni e quanto abbiamo deliberato – conclude l’assessore Marzi – rendono evidente la sensibilità e l’importanza per la francofonia, dato che in Valle la lingua francese e quella italiana sono parificate”. Nel frattempo, ai valdostani rimasti orfani di “Télématin” e “Temps Présent”, che scrivono sui social di sentirsi spettatori di serie B, rispetto ai residenti nelle aree coperte, servirà un po’ di “patience”.

2 risposte

  1. Anche nelle frazioni alte di Aosta non si vedono più i canali francofoni….e se capisco bene possiamo ringraziare da una parte il governo, che gioca sull’interpretazione di leggi che dovrebbero tutelare la diffusione delle lingue minoritarie e dall’altra la regione, che fa ben poco per imporsi! merci

  2. A leggere il vostro articolo sembra che la Val d’Ayas non sia tra le zone nascoste….ma vi assicuro che è impossible seguire I programmi francofoni. L’immagine va e viene continuamente . Speriamo di riavere questi canali al più presto. Pagare il cannone RAI per non guardarlo mai mi darebbe ancora più fastidio.

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