“Negare il cambiamento climatico non aiuta la montagna. Prepararsi ad affrontarlo, sì”

Pubblichiamo la riflessione di un lettore: "Molti comprensori sopravvivono grazie a investimenti enormi, con costi energetici e ambientali crescenti. Questo non significa ignorare l'importanza economica della montagna. Significa però smettere di raccontare la neve come se fossimo negli anni '80".
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I lettori di Aostasera

Un po’ confuso dalla continua propaganda di chi gestisce gli impianti a fune e di un’informazione molto parziale mi sono fatto qualche domanda. Come in tanti articoli si continua a ripetere che la “Quest’inverno ha nevicato tanto”? È una frase vera… ma solo in parte! E rischia di diventare fuorviante se usata per negare la tendenza climatica in corso.

Nel bilancio 2024-2025 di Pila S.p.A. si legge chiaramente che l’inizio stagione è stato segnato da “importante rialzo termico”, impossibilità di usare con continuità l’innevamento programmato e necessità di posticipare aperture e applicare tariffe ridotte. Lo stesso documento ammette che “le condizioni ambientali condizionano fortemente i risultati”.

Quindi sì: ci sono stati episodi di neve abbondante, soprattutto in alcune aree e in alcuni periodi. Ma il punto climatico non è “ha nevicato una volta tanto”, bensì la stabilità del manto nevoso, la quota neve, la durata della stagione e l’aumento delle temperature medie.

Il rischio è quello di confondere un singolo inverno o alcuni eventi intensi con la tendenza di lungo periodo. È lo stesso errore che si fa quando si usa una settimana fredda per negare il riscaldamento globale.

Studi climatici sulle Alpi mostrano una direzione molto chiara:

  • aumento delle temperature alpine superiore alla media globale;
  • diminuzione della permanenza della neve a quote medio-basse;
  • crescente dipendenza dall’innevamento artificiale;
  • stagioni sempre più variabili e imprevedibili.

E infatti, ormai molti comprensori sopravvivono grazie a investimenti enormi in impianti, bacini artificiali e neve tecnica, con costi energetici e ambientali crescenti.

Questo non significa ignorare l’importanza economica della montagna. Significa però smettere di raccontare la neve come se fossimo negli anni ’80. Gli enti che gestiscono impianti hanno interessi economici legittimi, ma proprio per questo le loro comunicazioni andrebbero lette con spirito critico e affiancate ai dati scientifici.

Non dimentichiamo, inoltre, che anche i cittadini hanno interessi legittimi e che le risorse economiche di questi grandi investimenti sono pubbliche e speriamo siano considerate tali anche dalla Regione Valle d’Aosta.

La montagna, speriamo continui ad esistere. Ma deve considerare natura, cultura, cammini e sostenibilità ambientale ed economica. Negare il cambiamento climatico non aiuta la montagna. Prepararsi ad affrontarlo, sì.

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