Le parole per dirlo di Dora Donne In Valle d'Aosta |

Ultima modifica: 25 Maggio 2020 11:11

Perché la pandemia accresce le diseguaglianze di genere

Aosta - Da cinque settimane l’associazione Dora Donne in Valle d’Aosta sta raccogliendo storie di valdostane alle prese con l’epidemia e i suoi effetti economici e sociali. Sul sito “Voci di Cittadella” si possono ascoltare le prime quindici testimonianze e altre se ne aggiungeranno prossimamente. La domanda che ci poniamo è: la politica saprà intercettare i bisogni delle donne e fornire risposte adeguate?

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Le prime reazioni al lockdown sono state “unitarie”, ci siamo sentiti tutti vittime dello stesso imprevedibile accidente, abbiamo cantato dai balconi e sperato insieme che sarebbe andato tutto bene. Si diceva, in quei primi giorni di marzo, che il virus non facesse distinzioni di classe,  che colpisse indistintamente ricchi e poveri, donne e uomini. C’è voluto del tempo, ma non tantissimo, per realizzare che l’egualitarismo pandemico era un mito, una favola bella, pur nella terribile circostanza in ci siamo venuti a trovare, e che ad ammalarsi e morire erano e sono soprattutto gli anziani e le persone costrette a lavorare comunque e non solo perché impegnate a lottare contro il Covid19 in ambito sanitario. Da lì ad accorgerci che l’epidemia avrebbe accresciuto le diseguaglianze e non il contrario è stato un attimo. Le categorie più fragili per condizioni di salute e socioeconomiche, quelle più esposte al contagio per motivi professionali, le donne più degli uomini, i bambini e i giovani più degli adulti, i disabili più dei normodotati hanno subito e subiscono maggiormente gli effetti sociali del Coronavirus.

A partire da queste considerazioni come associazione che si occupa di donne il nostro primo dovere ci è parso quello di starle a sentire, di metterci in ascolto delle valdostane alle prese con la pandemia. Da metà aprile abbiamo quindi iniziato a raccogliere tre testimonianze ogni settimana di donne in quarantena, di mamme chiuse in casa con i figli piccoli, di ragazze private della scuola e della socialità tra coetanei, di libere professioniste e lavoratrici autonome dal futuro sempre più incerto, di insegnanti impegnate a mantenere la relazione umana e educativa con i propri studenti attraverso la didattica a distanza, di anziane sole costrette a misurarsi con la reclusione forzata nelle proprie abitazioni. Chiedere aiuto a quattro psicologhe – Franca Scarlaccini, Rossana Raso, Simona Iamele e Laura Cardellino – per analizzare le storie raccolte ci è sembrato utile non solo per comprendere a fondo le dinamiche emotive delle intervistate, ma soprattutto per tracciare un quadro generale delle difficoltà, delle esigenze, delle aspettative, delle scelte delle donne durante l’emergenza sanitaria e in questa nuova fase di parziale ritorno alla normalità.

La finalità immediata è stata quella di prodigarci per creare un vero e proprio archivio sonoro di ciò che stava e sta accadendo a partire dalle più disparate esperienze femminili, ma in prospettiva ciò che ci interessa non è tanto documentare ciò che le donne stanno vivendo, ma creare un bagaglio di conoscenze necessarie a leggere in chiave di genere le conseguenze della pandemia. Torniamo quindi al tema delle diseguaglianze e a come queste si stiano sempre più manifestando a mano a mano che passano i mesi. La precarietà lavorativa femminile, il lavoro nero diffuso nell’ambito della collaborazione domestica, il divario salariale tra uomini e donne, i vari soffitti di cristallo che ostacolano la progressione femminile nelle carriere, lo svilimento del lavoro delle donne a causa di tutti questi fattori, endemici e diffusi nel nostro Paese, abbinati all’assenza di welfare adeguato, stanno determinando una rapida regressione del ruolo sociale ed economico delle donne. A questo si aggiunge la diffusa tendenza a non condividere equamente i carichi domestici tra donne e uomini così che ancora una volta sono le donne occupate a doversi barcamenare tra telelavoro, figli e incombenze familiari quotidiane e quelle disoccupate, inoccupate, precarie sono le prime a dovere cedere alle circostanze e rassegnarsi al lavoro casalingo e di cura dei bambini e degli anziani, probabilmente ben oltre la fine del lockdown.

Tutte le storie che abbiamo raccolto e quelle che ancora raccoglieremo fino alla fine del mese di giugno andranno a comporre un mosaico ricco di spunti di riflessione che speriamo interroghi la politica e tutti coloro che in questo momento complicato stanno decidendo del futuro della nostra comunità. Quindici testimonianze di valdostane sono già ascoltabili sul sito “Voci di Cittadella” nella pagina dedicata al progetto “Sentiamoci. Voci di donne dalla pandemia”, reso possibile grazie al sostegno del Fondo Emergenza Coronavirus istituito dalla Fondazione comunitaria della Valle d’Aosta e i suoi partners (Youth Bank, CSV, Forum del Terzo settore, Caritas diocesana, Lions Club Aosta-Hub e Mont Blanc).

Si tratta di un campione certamente esiguo, che verrà implementato nelle prossime settimane, e tuttavia già ora significativo delle criticità che le donne si trovano ad affrontare in misura diversa e risorse economiche inferiori rispetto agli uomini. Il “sentiamoci” che dà il titolo all’iniziativa ci auguriamo quindi che venga accolto come invito a non dimenticare che supereremo la pandemia e le sue devastanti conseguenze economiche e sociali solo se saremo capaci di tutelare tutti, uomini e donne, e se sapremo gettare solide basi per una reale riduzione delle diseguaglianze di genere e non solo.

 

Viviana Rosi

 

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