Straordinaria quotidianità di Orlando Bonserio |

Ultima modifica: 21 Agosto 2020 9:32

“Liberare” le parole e le riflessioni dei detenuti: la missione di Serenella con i volontari del carcere

Châtillon - Quella di Serenella Brunello, insegnante di lettere in pensione, con l’Associazione Valdostana Volontariato Carcerario è “un’esperienza eccezionale, incredibile” per combattere l'ignoranza. La racconta per la rubrica "Straordinaria quotidianità".

Serenella BrunelloSerenella Brunello

“Il loro desiderio è sempre stato quello di far arrivare fuori dal carcere le proprie parole e le proprie riflessioni sul loro vissuto, per una necessità umana ed esistenziale di comunicazione ma anche perché questo possa servire agli altri”. Quella di Serenella Brunello, insegnante di lettere in pensione, con l’Associazione Valdostana Volontariato Carcerario (AVVC) è “un’esperienza eccezionale, incredibile”.

Serenella fa parte della redazione di Pagine Speciali, un inserto del Corriere della Valle che dà voce ai detenuti, che riflettono sulla loro vita “prima”, su quello che vivono in carcere, ma anche su temi più ampi. I volontari che hanno partecipato alla redazione sono, insieme a lei, Vilma Jacquin (deceduta a febbraio), Ettore Jaccod e Luciana Pramotton. La redazione ha interagito col gruppo lettura coordinato da Dina Squarzino. “Essere messa di fronte alle loro problematiche di vita ma soprattutto alla loro umanità ha fatto saltare le mie presunte sicurezze iniziali. Stai lì a sentirli, e ti senti piccola piccola rispetto alla loro esperienza, all’elaborazione mentale e sentimentale alla quale sono arrivati e che ti arriva diretta al cuore”.

Un’umanità ricchissima da comunicare che supera anche le barriere linguistiche

“Ho iniziato a lavorare con l’AVVC nel 2012, sono arrivata un po’ indirettamente per dare una mano ad un’amica che faceva con loro attività manuali artistiche”, racconta. “L’esperienza mi interessava, ma quando ho saputo dell’esistenza della redazione ho capito che lì avrei avuto un ruolo più consono alle mie capacità. Ho conosciuto bene Vilma Jacquin, colonna portante della redazione e mancata a febbraio, e mi si è aperto un mondo: pensavo di arrivare lì per fare l’insegnante, spiegando ai detenuti come scrivere e come riordinare le idee per trasformarle poi in un articolo, ma in realtà c’è subito stato uno scambio molto ricco che mi ha fatto scoprire un’umanità ricchissima e capire tante cose. Ho a che fare con persone di estrazioni e provenienze diversissime, ma è impossibile spiegare la ricchezza della loro esperienza umana che sono in grado di esprimere, anche superando le barriere linguistiche”.

Un incontro dedicato a Dante in carcere
Un incontro dedicato a Dante in carcere

“Combattere l’ignoranza è la mia idea di volontariato”

Non sono solo gli episodi che raccontano, ma anche la modalità, tanto che se ne potrebbero creare dei racconti (ed a breve uscirà il libro Storie di marginalità e riscatto, a cura di Lindo Ferrari ed edito da END Edizioni). Serenella Brunello ha sempre lavorato nel sociale, facendo l’insegnante “di strada” nella Milano degli anni 70 fatta di (allora) nuove migrazioni dal Sud Italia, con mentalità, culture ed abitudini nuove.

Proprio il suo ruolo nella scuola – “combattere l’ignoranza” è la sua missione, e durante l’incontro lo ripete più volte – l’ha portata a capire molte cose: “L’istituzione rischia di tenere i ragazzi in una bolla, ma confrontati con la vita reale riescono anche loro a tirare fuori delle parti di sé insospettabili. Le principali reazioni a Pagine Speciali si sono avute, oltre che con gli anziani, anche tra i giovani, così in varie scuole superiori e medie della media e bassa Valle abbiamo avviato dei progetti di incontri ma soprattutto uno scambio di corrispondenza tra studenti e detenuti, con dei risultati incredibili in termini di riflessioni”.

Alcuni studenti delle classi dellISITILP di Verrès e il prof Antonio Maccarrone
Alcuni studenti delle classi dell’ISITILP di Verrès e il prof Antonio Maccarrone

La vita reale come stimolo culturale

Il 13 febbraio di quest’anno sul Corriere della Valle è uscito un numero speciale della rubrica, con la pubblicazione di questi scambi epistolari: “Un numero molto bello e ricco, senza frasi fatte o pregiudizi, ma con un confronto aperto su tanti argomenti. Detenuti, giovani e anziani hanno delle reazioni quasi “miracolose” se stimolati nella giusta maniera, dall’analfabeta che scrive un racconto presentato ad un concorso letterario, al vecchietto quasi in stato vegetativo che esprime riflessioni filosofiche, al ragazzino che dimostra una sensibilità ed un’umanità mai esternate. Queste esperienze mi hanno confermato che la lotta all’ignoranza non è fatta solo di proclami e programmi di intervento nelle scuole. Certo, bisogna lavorare bene e coinvolgere ragazzi, ma non emergono le stesse reazioni che hanno quando sono confrontati con situazioni di vita reale”.

Questa missione ha orientato la vita di Serenella Brunello, come evidente dalle sue esperienze con gli anziani nelle case di cura, nel Gruppo Cultura di Chatillon o come attuale presidentessa del Circolo del Cardo: “Questo è il mio modo di intendere il volontariato. Come si lotta contro l’ignoranza? Intervenendo in situazioni in cui puoi trovare ascolto, collaborazione, voglia di fare. Bisogna stimolare la gente nel modo giusto per arrivare ad un cambio di mentalità”.

Alcuni studenti delle classi dellISITILP di Verrès e il prof Antonio Maccarrone
Alcuni studenti delle classi dell’ISITILP di Verrès e il prof Antonio Maccarrone

L’Associazione Valdostana Volontariato Carcerario, un’attenzione concreta ed umana per i detenuti

Quello di dare voce ai detenuti è solo uno dei tanti campi d’intervento dell’Associazione Valdostana Volontariato Carcerario. “Tra soci sostenitori e persone operative siamo in molti, una cinquantina, e ci muoviamo su tantissimi fronti”, illustra Serenella Brunello. “C’è chi fornisce abiti e beni di prima necessità ai detenuti, chi si occupa della biblioteca con consigli di lettura, chi fa un gruppo di lettura collegato alla redazione, ma anche gruppi e cooperative che coinvolgono i carcerati nella lavorazione dell’orto, nell’apicoltura, nella produzione di biscotti, nel lavaggio delle lenzuola, nell’alfabetizzazione, nei corsi d’intaglio con opere vendute alla Fiera di Sant’Orso e alla Foire d’Eté”.

“In carcere ho capito che non sali in cattedra ad insegnare ai detenuti a vivere o pensare”, conclude la sua riflessione. “Un conto è la cultura legata ai libri, un conto quella legata alle esperienze ed alle persone, alla vita vera, vissuta”.

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