Cime Bianche, Valle Virtuosa contro le audizioni in Commissione: “Trasparenza zero”

L'associazione ha chiesto che le audizioni in Commissione fossero rese pubbliche via "streaming". La risposta non è ancora arrivata. Il presidente Meneghini: "Informazione a senso unico". La richiesta è quella di rendere pubblico lo studio di fattibilità: "Si ha paura di un’opinione pubblica informata?".
Vallone Cime Bianche
Ambiente

Una comunicazione “a senso unico” e nessuna trasparenza. Valle virtuosa passa all’attacco, e sulla questione Cime Bianche punta il dito nei confronti del palazzo regionale.

“Il 31 marzo, attraverso una Pec, abbiamo chiesto al presidente del Consiglio di mandare in streaming commissione su Cime Bianche – ha spiegato il presidente dell’associazione ecologista Paolo Meneghini – Ci è stato detto che la decisione spettava ai presidenti delle Commissioni competenti che non hanno mai risposto. Non siamo in grado di sentire quanto è stato detto e ci chiediamo le motivazioni di tale riservatezza”.

Ma non è tutto: “La comunicazione è a senso unico, la Regione parla solo degli aspetti positivi dell’intervento e tace quelli negativi – ha aggiunto -. In Commissione hanno audito una sola associazione, e altre formate da imprenditori, tutti favorevoli al progetto. Ma quella è una zona protetta, ci sono vincoli precisi che vietano la costruzioni di questo impianto. La gente deve sapere cosa significhi realizzare una telecabina di quel tipo in una zona così, con un cantiere per costruire le stazioni, con locali, bar, officine, impianti di riscaldamento. Ci saranno problemi nella costruzione e nel servizio, ci sarà rumore e inquinamento”.

Un progetto non sostenibile

Valle virtuosa - Cime Bianche
Da sx: Sauro Salvatorelli, Paolo Meneghini, Annamaria Gremmo e Elvis Francisco

La questione, dice il presidente di Valle virtuosa, va anche oltre: “Si vuol fare passare la comunicazione che questo progetto risolverà i problemi di tutta la Valle d’Aosta. In realtà non è sostenibile: siamo in una fase di riscaldamento globale e di siccità. Ci troviamo in deficienza idrica, viviamo un momento storico in cui per sciare si deve ricorrere sempre più all’innevamento artificiale, che utilizza acqua preziosa per altri usi e consuma molta energia. È un investimento di cui non c’è un ritorno certo”.

“Il progetto è chiaramente non sostenibile – dice ancora Meneghini -. La Regione dice di seguire l’Agenda Onu 2030 per andare verso lo sviluppo sostenibile, poi realizza questo progetto che di sostenibile non ha nulla. Neanche dal punto di vista ambientale, rovinando una zona protetta che tutela gli habitat naturali e garantisce la biodiversità”.

Rendere pubblico lo studio

La richiesta è una: sapere cosa contiene lo studio commissionato da Monterosa Spa e realizzato da Montecno. “L’attenzione sul tema è massima dentro e fuori Valle – spiega invece Annamaria Gremmo, autrice del libri fotografico L’Ultimo Vallone Selvaggio -, e la petizione lanciata su change.org ha ottenuto 19mila firme certificate. La gente si domanda come sia possibile affrontare un argomento di così grande importanza e con questi risvolti normativi, politici, sociali, a porte chiuse. Perché lo studio di fattibilità, pagato dai contribuenti con 403mila euro e consegnato alla Regione a metà marzo, dopo inspiegabili ritardi, non è ancora stato reso pubblico?”.

“Lo studio deve essere rilasciato – scandisce Gremmo -. Forse si ha paura di un’opinione pubblica informata, libera di documentarsi direttamente dalle fonti, senza informazioni pre-confezionate od estrapolate ad hoc dal documento per magnificarlo? L’importanza del Vallone è nota a tutti: è luogo incontaminato, di valore naturalistico, pregio geologico e soprattutto è zona con una protezione speciale. Qual è bontà di un progetto che ha bisogno di deroghe alla normativa vigente e compensazioni per il danno ambientale che verrebbe arrecato?”.

“Come Associazione Medici per l’Ambiente appoggiamo questa importante battaglia – aggiunge Sauro Salvatorelli -. Il Vallone di Cime Bianche è un giardino meraviglioso, costruito per secoli da Madre Natura, del cui equilibrio prezioso possiamo prenderci cura e di cui possiamo godere. E che qualcuno, però, vuole stravolgere per farlo diventare una pista da sci”.

Rincara la dose Elvis Francisco, presidente del Comitato “La Valle non è una discarica”: ““Di fronte all’atteggiamento di chiusura della Regione nei confronti di una discarica come quella di Chalamy, che se dovesse partire con la raccolta dei rifiuti speciali creerebbe un disastro ecologico, scopriamo che per il vallone delle Cime Bianche 150 milioni di euro si trovano. Per altri invece no. Chi siamo noi? Siamo di serie B?”. 

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