Cronaca

Ultima modifica: 10 Maggio 2019 17:47

“Cioccolato VdA”: nessuna bancarotta, il pm chiede l’archiviazione

Aosta - Dall’indagine della Procura sull’operazione ruotata attorno allo stabilimento di Pont-Saint-Martin non sono emersi aspetti di rilevanza penale, ma i tratti di un progetto improvvido, finito in un passivo da almeno 5 milioni.

cioccolato Vda

Il sospetto della Procura era che, dietro al “crack” della “Cioccolato VdA”, con un passivo da almeno 5 milioni di euro, si nascondesse una bancarotta. Le indagini non hanno però fatto emergere distrazioni di fondi e il pm Luca Ceccanti, che ha coordinato gli accertamenti del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, ha chiesto l’archiviazione del fascicolo, aperto all’indomani della dichiarazione di fallimento della società, risalente allo scorso gennaio.

Se non rilevante penalmente, a leggerla attraverso le risultanze dell’inchiesta, la vicenda assume le sembianze di un’operazione improvvida. La compagine imprenditoriale, del gruppo turco Captain Gida, si era manifestata in Valle nel 2016. Capitanati da Ertugrul Selcuk, gli investitori si prefiggevano il rilancio della produzione di cioccolato nello stabilimento di Pont-Saint-Martin della ex “Feletti”, con un progetto che prevedeva anche l’acquisto di nocciole in Turchia, per realizzare un prodotto di qualità.

Ottenuto un mutuo, tramite Finaosta, di quattro milioni di euro, servito per acquistare dalla “Feletti 1882” il capannone e i macchinari necessari alla produzione (transazione che risulta essere stata completata, anche con la restituzione delle prime rate alla finanziaria regionale), avevano inoltre investito nell’impresa circa 1,6 milioni di fondi propri. Dalla bassa valle, però, non è mai uscita una tavoletta, né al latte, né fondente, e dopo il mancato palesarsi di un socio o compratore promesso nel novembre 2018 alla Regione, a chiedere il fallimento dell’azienda era stato un fornitore, che vantava un credito nell’ordine delle migliaia di euro.

I sei dipendenti (il progetto naufragato presupponeva un aumento del loro numero, con il riprendersi del ciclo produttivo) erano stati licenziati alla fine dello scorso anno, dopo essere rimasti per mesi senza stipendio. Il Tribunale ha nominato curatore il commercialista torinese Filippo Canale. L’udienza per l’esame dello stato passivo è fissata tra pochi giorni, il 15 maggio. A Finaosta, per la parte di mutuo da recuperare, non resterà quindi che insinuarsi nella massa fallimentare, in cui il cespite “appetibile” è verosimilmente rappresentato dall’immobile.

Sarà interessante capire il valore a cui verrà stimato, tenendo inoltre conto che, comunque, i creditori verranno soddisfatti sulla base dei loro privilegi. Nell’indagine della Procura diretta da Paolo Fortuna – apertasi acquisendo la relazione del curatore, che è stato anche sentito dagli inquirenti – i vertici della società, in tutto tre persone, erano stati iscritti nel registro degli indagati. Negli scorsi giorni, l’epilogo: nessun reato, niente bancarotta, ma un progetto verosimilmente valutato con poca oculatezza. Se il passivo non fosse rappresentato, per quattro quinti, da fondi della collettività (sul mutuo indaga la Corte dei Conti), la si potrebbe definire una vera figura da cioccolatai.

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