‘Ndrangheta, per il Riesame l’avvocata Bagalà deve andare in carcere

Il Tribunale di Catanzaro ha accolto il ricorso della Dda diretta da Nicola Gratteri contro la decisione del Gip di concedere i “domiciliari” alla professionista 52enne arrestata ad Aosta lo scorso 3 maggio nell’operazione “Alibante”.
L'avvocata Maria Rita Bagalà
Cronaca

Si complica la posizione di Maria Rita Bagalà, l’avvocata 52enne, residente ad Aosta, arrestata lo scorso 3 maggio nell’ambito dell’operazione antindrangheta “Alibante”. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha accolto la richiesta della Dda di Catanzaro di adottare la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti della professionista. Si trattava della richiesta iniziale della Procura diretta da Nicola Gratteri, che il Gip Matteo Ferrante aveva tuttavia sostituito con i “domiciliari”, riqualificando anche l’accusa nei confronti della professionista, da associazione di tipo mafioso a concorso esterno in associazione mafiosa.

I giudici del Riesame hanno accolto la tesi della Dda, per cui l’intraneità dell’indagata alla “Cosca Bagalà” sarebbe dimostrata dal fatto che la stessa “compaia in prima persona – e non come mera delegata del padre Carmelo (finito in manette nello stesso blitz, quale presunto boss della cellula di ‘ndrangheta stabilita sul litorale di Lamezia Terme, ndr.) –  in tutti i settori chiave del programma criminale della cosca”. Per la Dda, “è lei che, forte delle sue competenze professionali in ambito economico e giuridico, fissa gli stessi obiettivi dell’organizzazione e pianifica le modalità di realizzazione degli stessi, figurando quale vera e propria mente operativa del sodalizio”.

Per ora, comunque, le porte del carcere non si aprono per Maria Rita Bagalà. Contro il verdetto del Riesame il difensore dell’avvocata, il legale Mauro Murone, ha presentato ricorso in Cassazione (non è ancora stata fissata una data per l’udienza in cui sarà esaminato). L’ordinanza che può portare in cella la professionista è quindi sospesa, fino alla discussione dell’impugnazione. La richiesta dell’arrestata di revocare la misura cautelare dei “domiciliari” era stata negata a fine settembre dal Tribunale del riesame di Catanzaro e respinta anche dalla Cassazione il 22 ottobre scorso.

L’ordinanza di custodia cautelare disponeva misure nei confronti di 18 persone. Ad indagare sono stati i Carabinieri del Nucleo investigativo del Gruppo di Lamezia Terme e del Comando provinciale di Catanzaro. Le indagini erano partite da alcuni esposti, presentati da imprenditori lametini, relativi ad estorsioni ricondotte ad appartenenti alla cosca. Secondo l’avvocato Murone, le 433 pagine del provvedimento offrivano “tanti motivi di riflessione” rispetto alla reale necessità della misura cautelare disposta, ma per ora gli argomenti della Dda sembrano aver convinto di più i giudici.

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