Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 17 Giugno 2020 15:00

‘Ndrangheta, il parroco di San Giorgio Morgeto: “Raso portò la croce alla processione”

Aosta - E’ ripreso oggi, al Tribunale di Aosta, il processo Geenna sulle infiltrazioni della criminalità organizzata in Valle d’Aosta. Il primo testimone del giorno è stato don Antonio Sorrentino, alla parrocchia del paese calabrese dal 2009.

AulaL'aula del processo "Geenna".

Antonio Raso, nel 2018, venne estratto a sorte per portare la croce alla processione pasquale di San Giorgio Morgeto. Lo ha raccontato il parroco del paese in provincia di Reggio Calabria, Don Antonio Sorrentino, deponendo nella mattinata di oggi, 17 giugno, al processo “Geenna” ripreso stamane in Tribunale. Il ristoratore aostano è tra i cinque imputati, accusato di essere uno dei partecipi alla “locale” di ‘ndrangheta evidenziata dalle indagini della Dda di Torino e dei Carabinieri. Raso, ha spiegato il sacerdote, era “venuto dopo tanti anni alle manifestazioni religiose” e “scendeva in paese d’estate, come tutti gli emigrati”.

Il pm Stefano Castellani ha quindi chiesto al testimone se l’estrazione fosse stata realizzata da lui, in autonomia. “Io, insieme al Priore della Congrega, al Vice priore e al Segretario della Congrega” è stata la risposta. Un altro imputato del processo, il consigliere regionale sospeso Marco Sorbara, chiamato a rispondere di concorso esterno nella cellula ‘ndranghetista, “ogni anno veniva” nel paese calabrese “per la festa di San Giorgio, da sempre”. Ha sicuramente partecipato “alla processione che si fa per il Santo, il 23 aprile”. Sorbara “veniva sempre invitato, visto che era Assessore in passato, ai convegni organizzati dall’amministrazione”.

L’audizione di Don Sorrentino ha riguardato anche i suoi rapporti con Nicola Prettico, altra persona alla sbarra quale presunto appartenente al clan. Il sacerdote ha riferito di averlo conosciuto in occasione della Fiera di Sant’Orso del 2015, quando salii ad Aosta perché “ero curioso di vedere questa festa”. Prettico si fa trovare all’aeroporto di Torino, per accompagnare in Valle il parroco (che viaggiava con un sangiorgese stabilitosi ad Aosta e con un cresimando desideroso di vedere la “Foire”). Assieme a lui, c’era “un’altra persona”. Sentito durante le indagini, il sacerdote indicò trattarsi di Marco Fabrizio Di Donato (a giudizio quale vertice della “locale” aostana con l’abbreviato nel ramo torinese nel processo), ma oggi in aula – a domanda specifica – ha detto “non ricordo”, per poi confermare la dichiarazione resa al tempo a seguito della contestazione del pm Castellani.

Durante il trasferimento verso Aosta, disse “che stava per inaugurare una discoteca e che si sarebbe candidato alle elezioni, mi pare nella lista dell’Union Valdôtaine”. Il sacerdote ha ricordato di aver risposto che “un cristiano che entra in politica è una cosa buona”. Prettico propose poi a Don Sorrentino di vedere il locale, dopodiché – ha ricostruito il testimone – parlarono di un “progetto di solidarietà che si voleva organizzare con la parrocchia”, una “squadra di calcio dell’oratorio, per dare speranza ai ragazzi, per togliere manovalanza al fenomeno ‘ndranghetistico che c’è in Calabria”.

Prettico, “a cui piaceva l’idea”, si fece avanti per mettere a disposizione il locale “per fare una serata di beneficienza in cui raccogliere fondi da destinare al progetto”, ma “per diverse vicissitudini non si realizzò”. Alla richiesta del pm Castellani sulle motivazioni, il testimone ha sottolineato “sicuramente, per i suoi impegni in campagna elettorale, poi problemi organizzativi pure nostri”. Il sacerdote ha quindi riferito di “essersi meravigliato”, ma di non avere chiesto i motivi. Successivamente, tornò in Valle per portare la squadra “al trofeo Topolino”. In quel caso, “mi sono incontrato con Prettico nell’aula del Consiglio, anche perché tra i comuni di Aosta e San Giorgio c’è la cosiddetta Carta dell’amicizia. C’erano altri immigrati, portavano i nipoti. C’era Marco Sorbara, che conoscevo già”.

Secondo le indagini dei Carabinieri, a quella serata in discoteca il parroco avrebbe dovuto partecipare per testimoniare con la presenza il suo sostegno elettorale al candidato al consiglio comunale. Alla domanda “Prettico le chiese un appoggio?”, il sacerdote, citato come teste dell’accusa, ha però risposto “Esplicitamente, no”. Il sostituto Castellani lo ha quindi incalzato con “E indirettamente?”. “Nella mia poca esperienza, – è stata la risposta – in una campagna elettorale si sa che si chiede aiuto, o il voto di una persona, ma è un mio pensiero, al di là dell’intenzione che non so se c’era o meno”. Secondo il parroco, comunque, la serata avrebbe dovuto tenersi “o prima, o subito dopo le elezioni”, ma “era tutta da organizzare” e “non si è fatto niente”.

Il processo sta ora continuando sentendo alcuni testimoni relativi ad episodi in cui Sorbara avrebbe inoltrato ad una cooperativa aostana, la “Leone Rosso”, curriculum vitae di persone (in particolare, tre) da valutare per un eventuale assunzione, nonché segnalato possibili inquilini per attività commerciali in locazione da parte della casa di cura “J.B Festaz”. In apertura dell’udienza è stato comunicato che, per difficoltà nell’organizzazione della videoconferenza, non sarà possibile procedere alle audizioni di tre collaboratori di giustizia, previste per domani, giovedì 18 giugno, nell’aula bunker del carcere “Le Vallette” di Torino. Quella raccolta di testimonianze è quindi stata aggiornata e il processo, questa settimana, si terrà solo oggi.

Un commento su “‘Ndrangheta, il parroco di San Giorgio Morgeto: “Raso portò la croce alla processione””

  • non ho capito se la FAMOSA FESTA DEI CALABRESI con tanto di fuochi d’artificio quest’anno non si fa per il covid oppure perchè i pezzi grossi sono impegnati in tribunale……peccato ..perchè a detta di molti era l’unica festa degna di nota in Valle. Che andassero a festeggiarla a San giorgio e ci rimanessero…ciao

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