Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 6 Maggio 2021 11:47

Omicidio Serban, le indagini passano anche per l’esame del Dna

Aosta - La Procura ha chiesto alla Polizia scientifica di isolare gli eventuali profili genetici su un asciugamano e un telo mare sequestrati nell’alloggio in cui è stata trovata morta la 32enne di origini romene.

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Passano anche per le analisi del Dna le indagini sull’omicidio di Raluca Elena Serban, la 32enne romena trovata sgozzata in un alloggio di Aosta lo scorso 18 aprile. Quale “gravemente indiziato” del delitto è stato arrestato il 35enne Gabriel Falloni, originario di Sassari, ma domiciliato a Nus da anni. Attraverso le immagini della videosorveglianza, gli inquirenti hanno ricondotto la sua presenza nell’abitazione ad un orario compatibile con la morte della giovane ed ora vogliono consolidare il quadro probatorio, determinando se alcuni oggetti trovati in casa rechino la “firma genetica” del sospettato.

La Procura ha così chiesto un accertamento tecnico, che verrà condotto all’inizio della prossima settimana al Gabinetto di Polizia scientifica di Torino, mirato a isolare eventuali tracce di Dna, in particolare, su un asciugamano sporco di sangue e su un telo doccia sequestrati nell’abitazione. Qualora ve ne fossero, l’esame dovrà stabilirne la compatibilità con i profili genetici di vittima ed indagato, dicendo a chi dei due appartengano. Vista la natura irripetibile delle operazioni, delle stesse è stata data comunicazione anche alle parenti della vittima e al difensore dell’arrestato per omicidio volontario, l’avvocato Marco Palmieri di Sassari.

Dai sopralluoghi compiuti nell’alloggio, affittato circa tre settimane prima del delitto dalla 32enne, che vi abitava e riceveva i clienti che rispondevano ai suoi annunci su siti per escort, sono emerse tracce di sangue non solo in bagno (dove la donna giaceva riversa senza vita), ma anche in diversi altri punti: sul pavimento del soggiorno, su quello della camera da letto, su uno scalino della prima rampa condominiale, nell’antibagno, a terra nel bagno e su un termosifone. Gli uomini della Squadra Mobile della Questura, coordinata dai pm Luca Ceccanti e Manlio D’Ambrosi, stanno “leggendo” anche questi elementi per ricostruire esattamente l’accaduto.

Sinora la sequenza è completa negli elementi che hanno fatto finire Falloni in manette, dopo quattro giorni tra la Valle d’Aosta e la Liguria: la videosorveglianza lo mostra mentre entra nel condominio (telefonando per farsi aprire la porta) ed esce portando con sé una borsa sportiva di proprietà della donna, di cui era sprovvisto all’ingresso. In quella sacca, cercata anche (invano) nella discarica di Brissogne, dove i camion della nettezza urbana portano i rifiuti prelevati dai cassonetti della zona ove vive l’arrestato, per gli inquirenti l’omicida celava non solo l’arma usata per ferire a morte, ma anche i dispositivi elettronici di Raluca Elena, uno smartphone e un tablet, nell’ottica di ostacolare le indagini.

L’altro fronte di investigazioni riguarda il movente dell’omicidio. Per la Polizia è plausibile che nell’alloggio sia finita male una rapina (dall’autopsia sono attese conferme all’ipotesi che chi ha ucciso Raluca Elena abbia anche tentato di strangolarla, prima di infierire sul suo collo, verosimilmente con un coltello). Al momento dell’arresto (avvenuto circondando il taxi che lo riportava ad Aosta da Torino), Falloni – sul quale gravano diversi precedenti per reati attinenti alla sfera sessuale – aveva con sé alcune migliaia di euro in contanti. Lui, per ora, ha scelto il silenzio, non rispondendo al giudice nell’interrogatorio di garanzia seguito all’arresto.

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