Gli operatori di Cogne si preparano alla riapertura: “Ma senza Piemonte e Lombardia troppe incognite”

In pochi riapriranno subito il 3 giugno: si aspetta di capire come saranno gli spostamenti tra regioni, soprattutto quelle limitrofe. Intanto, iniziano ad arrivare le prime prenotazioni per luglio.
Cogne
Economia

Cogne è stata la prima località valdostana a chiudere anticipatamente le strutture ricettive per la stagione invernale ed ora, in attesa della probabile riapertura delle regioni il 3 giugno, guarda all’estate con qualche flebile speranza ma enormi punti interrogativi, resi ancora più pesanti dalla notizia che Piemonte e Lombardia potrebbero ritardare l’apertura dei propri confini di due settimane.

Difficilmente gli alberghi della “Perla delle Alpi” apriranno le proprie porte dalla prossima settimana: “L’orientamento generale è verso la seconda metà di giugno”, spiega Andrea Celesia, assessore al turismo e proprietario dell’Hotel Notre Maison. Pesa molto l’incertezza sulla possibilità di spostarsi da una regione all’altra, quindi i più lavorano, in questo momento, per farsi trovare pronti per luglio. “Quando inizia la stagione estiva avremo migliaia di persone da accogliere e accudire: bisogna fornire loro servizi, anche a livello sanitario, e favorire una mobilità sostenibile. Nulla può essere lasciato al caso. L’indagine sierologica che condurremo sulla popolazione dalla prossima settimana per noi è un buon punto di partenza”, prosegue Celesia.

Nessuna fretta di aprire, dunque, ma qualche segnale confortante inizia ad arrivare: “Nel nostro albergo come negli altri stanno riprendendo le prenotazioni per luglio. C’è interesse e questo è incoraggiante. Siamo tutti preoccupati ma uniti”.

Filippo Gérard, presidente ADAVA e proprietario di due strutture, ha le stesse perplessità ma ha delle date: il 12 giugno riaprirà l’Hotel Grand Paradis (solo in b&b, senza ristorazione) ed il 3 luglio l’Hotel Sant’Orso, che sta subendo dei lavori per l’aggiunta di nove camere. “Le prenotazioni faticano, dall’estero la maggior parte sono state cancellate, e Piemonte e Lombardia rappresentano il 70% del mercato italiano. Vedo una tendenza ad accorciare i soggiorni, e questo è dovuto sia alla mancanza di giorni di ferie che di soldi. Di sicuro non andremo incontro ad una stagione da record”. Uno dei dubbi di Gérard riguarda anche i centri benessere, di cui si sa ancora poco o nulla sulle misure di riapertura. “Per il resto, si tratta di avere alcuni accorgimenti, come mettere il gel igienizzante ovunque, sensibilizzare lo staff e la clientela sull’uso della mascherina, e fare una pulizia eccellente. Ho avuto modo di stare in due alberghi di Bolzano per lavoro, e ho potuto constatare che la ristorazione è la parte più problematica. I contributi a fondo perso previsti dalla Regione, però, saranno di grande aiuto, ed avere la possibilità di guadagnare posti nel dehors compenserà la perdita di quelli all’interno”.

Non c’è ancora una data di riapertura, invece, per il famoso Lou Ressignon: “Fino all’altroieri ero convinta di riaprire il 5 giugno, ma ora sono di nuovo indecisa. Devo sapere se le regioni riaprono, soprattutto Piemonte e Lombardia: quest’anno non ci saranno grandi spostamenti, se ci vengono a mancare le regioni limitrofe non ha molto senso riaprire prima di metà giugno”, spiega Elisabetta Allera. “E molto dipende anche da quando e come aprirà la Svizzera, che da noi ha un potere d’acquisto enorme. Certo, ci sono i proprietari delle seconde case e le persone che vengono per il weekend, ma se apro ho bisogno di stabilità, ci sono dei costi. Spiace dire di no, in molti chiamano per sapere se siamo aperti o per dire che gli manchiamo noi e la seupetta: per loro è come la madeleine di Proust, sa di vacanza, di libertà”. È importante anche che il paese si faccia trovare pronto nonostante i dubbi e le esitazioni, e Allera vede di buon occhio l’idea del Comune di lasciare spazi per i dehors e di limitare la velocità delle auto nel centro del paese, “dando la percezione di una pedonalizzazione, un’atmosfera di villeggiatura di un tempo”.

Nonostante tutto, la proprietaria di “da Arturo” è abbastanza ottimista: “Credo che, nell’incredibile di questa estate, sarà comunque un’estate buona. Non ci saranno andirivieni, la gente sarà più stanziale. Ho anche quattro camere, iniziano ad arrivare prenotazioni per luglio e agosto, mentre per quanto riguarda il ristorante per la prima volta farò il servizio da asporto ed avrò tavoli nel dehors”. Per Allera, “questo è un momento storico: come per l’alluvione, ci sarà un prima ed un dopo Covid. L’importante è accusare il colpo senza farsi mettere KO, sopravvivere economicamente e sostenere i nostri collaboratori ed il consumo dei prodotti locali. Penso che questa situazione possa essere uno stimolo a scoprire nuove possibilità”.

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