Con la trasmissione delle relazioni sui diversi incidenti, da parte del Soccorso Alpino della Guardia di finanza di Entrèves (Courmayeur) e del Breuil (Valtournenche), la Procura della Repubblica ha dato il “nulla osta” alle esequie dei cinque alpinisti morti, in territorio italiano, tra venerdì e sabato scorsi, 12 e 13 luglio.
Potranno così essere celebrati i funerali dei tre deceduti sul Gran Paradiso, tutti provenienti dalla valle dell’Adige: il 49enne Antonio Sardano, figura storica di Trentino Emergenza (la centrale che si occupa di soccorso), l’informatico 39enne Maicol Zenatti e il data analyst 29enne Sergio Martinelli.
Hanno perso la vita, stando agli accertamenti, nella giornata di venerdì, ancora in mattinata, durante l’ascesa lungo la via classica della parete nord (dopo che avevano lasciato il rifugio Chabod, in Valsavarenche, nel cuore della notte). Sono precipitati per circa 400 metri, probabilmente per lo scivolamento di uno dei tre, che ha trascinato a valle anche gli altri nella cordata.
L’allarme è stato dato verso sera, dopo che una parente non riusciva più a mettersi in contatto con loro e un localizzatore Gps indicava una traccia inalterata da diverse ore. Il Soccorso Alpino Valdostano, e il Sagf, hanno raggiunto la zona in elicottero e individuato i corpi a quota 3.600 metri circa. Sabato, in giornata, alla camera mortuaria del cimitero di Aosta, il riconoscimento dei parenti e il riscontro esterno del medico legale.
Il “nulla osta” è stato emesso anche per il rimpatrio delle vittime degli incidenti di sabato, sul Monte Cervino e sul Monte Bianco. Entrambi gli alpinisti deceduti erano di nazionalità francese. Il primo è precipitato per 2-300 metri, sul Pic Tyndall (4.241 metri). Aveva affrontato la salita con un compagno, che era rimasto alla capanna Carrel perché impossibilitato a continuare. L’altro ha perso la vita sullo sperone del ghiacciaio della Brenva (3.725 metri). Procedeva con una compagna, rimasta in cresta e successivamente portata a valle dai soccorritori.
