Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 27 Maggio 2021 9:45

Appello Geenna, il pg chiede la conferma delle condanne inflitte in primo grado

Si tratta del filone processuale che interessa gli 11 imputati che avevano scelto inizialmente di essere processati con il rito abbreviato. Tra loro, alcune figure ritenute di spicco della “locale” di Aosta: Bruno Nirta, i fratelli Di Donato e Francesco Mammoliti.

tribunale torino

Conferma delle condanne inflitte dal Gup di Torino in primo grado. E’ la richiesta, avanzata oggi, mercoledì 26 maggio, ai giudici della Corte d’Appello del capoluogo piemontese dalla sostituta procuratrice generale Elena Dalosio nel processo su infiltrazioni di ‘ndrangheta in Valle d’Aosta, nato dall’indagine Geenna della Dda torinese e dei Carabinieri del Reparto operativo. Si tratta del procedimento di secondo grado, apertosi lo scorso 18 maggio, in cui compaiono coloro che avevano scelto, inizialmente, di essere giudicati con il rito abbreviato.

Per il reato di associazione di tipo mafioso, il 17 luglio 2020 il giudice Alessandra Danieli aveva comminato 12 anni e 8 mesi di carcere a Bruno Nirta (considerato il “coordinatore” della “locale” attiva in Valle e processato anche per un traffico internazionale di stupefacenti tra la Calabria e il Piemonte), 9 anni a Marco Fabrizio Di Donato, presunto “capo” del sodalizio (ed accusato anche di scambio elettorale politico-mafioso e di concorso in lesioni), 5 anni e 4 mesi al fratello Roberto Alex Di Donato e 5 anni e 4 mesi anche a Francesco Mammoliti, individuato quale “fiancheggiatore” di Nirta quando saliva in Valle d’Aosta.

Sono tutti ancora detenuti dalla notte del 23 gennaio 2019, quando scattò il blitz dell’Arma. Nello stesso procedimento sono a giudizio anche altri imputati, cui non veniva contestata l’appartenenza alla criminalità organizzata, ma reati emersi durante le investigazioni in Valle. Appello anche per i coinvolti nel filone investigativo sul traffico di stupefacenti, di cui si erano occupati i militari del Ros. Tra loro c’è l’avvocato torinese Carlo Maria Romeo, cui l’accusa ha chiesto 7 anni e 6 mesi di carcere (incrementando la richiesta, rispetto ai 4 anni e 6 mesi della sentenza di primo grado, poiché a suo carico ha formulato l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa).

L’udienza, iniziata in mattinata con la requisitoria del sostituto procuratore generale, è proseguita nel pomeriggio con la discussione delle parti civili. A costituirsi nel procedimento erano stati la Regione Valle d’Aosta, i comuni di Saint-Pierre ed Aosta e l’associazione Libera Valle d’Aosta. Il Gup Danieli, nel procedimento iniziale, gli aveva riconosciuto provvisionali per un totale di 45mila euro. Le prossime udienze sono calendarizzate per l’8 e il 17 giugno.

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