Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 14 Luglio 2021 14:38

Appello Geenna, slitta un’udienza: le due sentenze sulla ‘ndrangheta attese lunedì

Aosta - Per gli imputati in abbreviato il processo doveva concludersi domani, ma è stato rinviato al 19 luglio, giorno in cui è prevista la conclusione del filone processuale che coinvolge i cinque condannati con il rito ordinario.

Palazzo giustizia Torino

Era prevista per domani, giovedì 15, l’udienza conclusiva del processo Geenna alla Corte d’Appello di Torino, per gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato all’inizio del procedimento, ma un repentino impedimento di un componente del collegio giudicante ha fatto scattare il rinvio a lunedì prossimo, 19 luglio. Lo slittamento è stato comunicato alle parti nella giornata di ieri, martedì 13 luglio. A giudizio sono 11 imputati, parte dei quali accusati (e già condannati in primo grado dal Gup Alessandra Danieli) per aver dato vita e partecipato ad una “locale” di ‘ndrangheta ad Aosta.

Gli imputati

Nella prossima udienza, le persone a giudizio avranno il “diritto di ultima parola”, potendo cioè rendere eventuali ulteriori dichiarazioni, quindi i giudici si ritireranno in Camera di consiglio per la sentenza. Gli accusati di associazione a delinquere di tipo mafioso sono: Bruno Nirta (62 anni, condannato in primo grado a 12 anni e 8 mesi di carcere), Marco Fabrizio Di Donato (51, cui erano stati inflitti 9 anni e 5 mesi), suo fratello Roberto Alex Di Donato (43, con pena di 5 anni e 4 mesi) e Francesco Mammoliti (49, condannato dal Gup a 5 anni e 4 mesi).

In questo filone processuale sono contestate anche altre imputazioni derivanti dalle investigazioni coordinate dalla Dda di Torino e condotte dai Carabinieri del Gruppo Aosta, ma non legate al crimine organizzato. Riguardano Giacomo Albanini (59) e Roberto Bonarelli (65) ritenuti in primo grado colpevoli di favoreggiamento (1 anno e 4 mesi per il primo e 1 anno e 6 mesi per il secondo, per aver avvisato un presunto affiliato della presenza di microspie nel suo locale), nonché Salvatore Filice (53, condannato a 2 anni e 4 mesi per concorso in tentata estorsione e violazione delle norme sulle armi, per una richiesta di denaro seguita a una “scazzottata” tra suo figlio e il nipote di un altro imputato).

Il processo

Gli altri imputati sono chiamati a rispondere di un traffico di stupefacenti tra la Spagna e il Piemonte, indagato dal Ros dell’Arma nella stessa inchiesta. Per tutti, la sostituta pg Elena Dalosio all’udienza dello scorso 26 maggio ha chiesto la conferma delle condanne di primo grado. Il processo in Corte d’Appello si era aperto lo scorso 18 maggio ed è stato caratterizzato (come già era avvenuto nel precedente giudizio) dalle dichiarazioni spontanee di diversi imputati, tra i quali i fratelli Di Donato, che hanno negato la loro appartenenza alla ‘ndrangheta. L’ultima udienza, in cui era stato deciso l’originario rinvio a domani, è del 1° luglio scorso.

Due sentenze in un giorno

Per effetto dello spostamento di data, la fine del processo coinciderà con quella dell’altro filone processuale d’appello aperto dall’inchiesta Geenna. E’ quello che vede a giudizio i cinque imputati condannati nel settembre 2020 dal Tribunale di Aosta con rito ordinario. Si tratta dei presunti “partecipi” del sodalizio ‘ndranghetista Antonio Raso (13 anni di reclusione in primo grado), Nicola Prettico (11 anni) e Alessandro Giachino (11 anni), nonché dell’ex consigliere regionale Marco Sorbara e dell’ex assessore alle finanze del Comune di Saint-Pierre Monica Carcea, cui erano stati inflitti 10 anni ognuno per concorso esterno nell’associazione criminale.

Per loro, che compaiono dinanzi ad una diversa sezione della Corte d’Appello, l’udienza di lunedì 19 vedrà la possibilità di eventuale replica dell’accusa e di controreplica delle difese, quindi i giudici si ritireranno per decidere e sentenziare. Il sostituto pg Giancarlo Avenati Bassi ha chiesto 13 anni e 6 mesi per Raso e la conferma delle condanne aostane per gli altri. Tra cinque giorni si saprà se la tesi dei magistrati che hanno giudicato il primo grado, e cioè che ad Aosta ci fosse organicamente la ‘ndrangehta, sarà confermata o meno. In entrambi i procedimenti si sono costituiti parti civili la Regione, i comuni di Aosta e Saint-Pierre e l’associazione Libera Valle d’Aosta.

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