Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 9 Luglio 2020 15:35

Discarica di Pompiod, l’ex dirigente Mancuso tre ore “faccia a faccia” con i pm

Aosta - La donna, indagata per abuso d’ufficio e concorso in induzione a dare e promettere utilità, ha respinto gli addebiti, dichiarando anche che fosse legittimo l’aumento dei tipi di rifiuti conferibili al sito di Aymavilles.

Discarica di PompiodDiscarica di Pompiod

Interrogatorio fiume in Procura per Ines Mancuso (60 anni, Aosta), l’ex dirigente regionale della Struttura attività estrattive, tutela delle acque e gestione rifiuti. Per circa tre ore, la donna ha risposto ieri, mercoledì 8 luglio, alle domande dei pm Eugenia Menichetti e Luca Ceccanti, che l’hanno indagata per abuso d’ufficio e per concorso in induzione a dare e promettere utilità, nell’ambito dell’inchiesta sulla discarica di Pompiod.

Assistita dall’avvocato Laura Mangosio, la dirigente oggi in pensione ha respinto gli addebiti mossi dagli inquirenti, dichiarando anche che fosse legittimo l’aumento dei tipi di rifiuti conferibili al sito di Aymavilles (attuato con provvedimenti da lei sottoscritti nel 2010 e nel 2018, nonché con una delibera della Giunta regionale del 2016, di cui ha curato l’istruttoria). È stata la stessa indagata, avvalendosi della facoltà concessale alla chiusura delle indagini preliminari, a richiedere l’interrogatorio.

Il fascicolo sulla discarica di Aymavilles, con il trasferimento del pm Menichetti, passerà ora sulla scrivania del collega Ceccanti, già titolare di varie inchieste sulla pubblica amministrazione, che valuterà prossimamente la richiesta di rinvio a giudizio per Mancuso. Un primo filone di indagini, affidate alla Guardia di finanza e al Corpo forestale della Valle d’Aosta, si era chiuso con l’emissione in giugno, richiesta dalla Procura al Tribunale, di un decreto penale di condanna per abbandono illecito di rifiuti e discarica abusiva, con ammende per oltre 140mila euro.

Ad essere colpiti dal provvedimento, il legale rappresentante della società “Ulisse 2007 Srl”, Umberto Cucchetti (41, Gattinara), e il direttore tecnico dell’impianto Maria Antonietta Dellisanti (54, Torino). Dalle indagini era emerso che, dal 2018 all’agosto 2019, la discarica era stata usata per smaltire rifiuti speciali non pericolosi, anziché gli inerti autorizzati. In particolare, gli accertamenti avevano messo in luce – provenienti da varie regioni italiane – oltre 3.480 tonnellate di materiale incompatibile con il sito, contente tra l’altro mercurio, antimonio, fenolo, amianto e idrocarburi pesanti.

Da questa “fotografia” del contenuto della discarica nascono le accuse nei confronti dell’ex dirigente regionale, che per gli inquirenti avrebbe consentito alle società che si sono succedute a Pompiod un “ingiusto vantaggio patrimoniale”, consentendo loro “di gestire, di fatto, una discarica per rifiuti speciali non pericolosi”, anziché di meri inerti, e di percepire “i conseguenti maggiori profitti”. Questi sono stati stimati in circa 57.315 euro per la “Monte Bianco Spurghi sas” (società originariamente titolare dell’autorizzazione, che ha poi affittato il ramo d’azienda all’attuale gestore) e in almeno 74.089 euro per la “Ulisse 2007” (i proventi della gestione).

Stando a Guardia di finanza e Forestale, gli atti autorizzativi curati dall’ex dirigente sarebbero stati emanati “in contrasto con i pareri tecnici formulati da Arpa Valle d’Aosta e in assenza di un interesse pubblico idoneo a giustificarli, carenti della necessaria imparzialità e volti a soddisfare meri interessi privatistici dei destinatari”. Per effetto della loro successione, nella discarica di Pompiod – ora confiscata dal giudice – risultavano depositabili 128 tipologie di rifiuti, 19 delle quali in totale deroga alle concentrazioni previste dalle norme.

Quanto all’ipotesi di induzione indebita a dare o promettere utilità, la stessa è avanzata dalla Procura a Mancuso in concorso con Antonio Romei, 64enne del lucchese, legale rappresentante della “Enval Srl”, società che dall’inizio di quest’anno gestisce la discarica di Brissogne. Nella ricostruzione inquirente, abusando della sua qualifica ed in particolare “del potere di revocare o far revocare l’autorizzazione all’esercizio” dell’impianto, l’allora dirigente avrebbe spinto il titolare dell’azienda ad assumere due suoi conoscenti.

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