Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 11 Luglio 2020 9:41

Il processo “Geenna” si sposta alle Vallette: in scena i collaboratori di giustizia

Aosta - Nell’udienza di domani, sabato 11 luglio, nell’aula bunker del carcere di Torino, sono previste sette testimonianze: tre ex affiliati alla ‘ndrangheta che hanno scelto lo Stato, tre co-imputati nel filone torinese del procedimento e un ex sindaco di San Giorgio Morgeto.

Carcere delle ValletteIl carcere delle Vallette, a Torino.

Il processo “Geenna” al Tribunale di Aosta, sulle infiltrazioni di ‘ndrangheta in Valle, che non ha visto questa settimana le udienze del mercoledì e giovedì (appuntamenti fissi da quand’è iniziato, il 3 giugno scorso), si trasferirà domani, sabato 11 luglio, a Torino. Lo spostamento, nell’aula bunker del carcere delle Vallette, è legato alla necessità di concludere le audizioni dei testimoni citati dal pm Stefano Castellani e dai difensori dei cinque imputati che hanno scelto il dibattimento ordinario. Tre sono supposti partecipi della “locale” emersa dalle indagini di Carabinieri e Dda di Torino (Alessandro Giachino, Nicola Prettico e Antonio Raso) e due ex amministratori comunali accusati di concorso esterno nell’associazione (Monica Carcea e Marco Sorbara, già assessori rispettivamente a Saint-Pierre ed Aosta).

In particolare, l’accusa ha chiesto di sentire i tre collaboratori di giustizia Daniel Panarinfo, Domenico Agresta e Rocco Francesco Ieranò. Tutti saranno chiamati a riferire della loro appartenenza alla ‘ndrangheta, di quanto appreso sull’esistenza dell’organizzazione criminale in Piemonte e Valle d’Aosta, nonché dei loro rapporti con altri coinvolti nell’operazione “Geenna”. Parliamo, tra l’altro, degli imputati per associazione a delinquere di stampo mafioso nel filone processuale torinese (con sentenza attesa il prossimo 17 luglio) Bruno Nirta (per cui i pm della Dda hanno chiesto al Gup Alessandra Danieli 20 anni di carcere), Francesco Mammoliti (10 anni e 8 mesi), Marco Fabrizio Di Donato (14 anni) e suo fratello Roberto Alex (10 anni).

Gli ultimi tre sono stati anche citati quali testimoni di vari episodi al centro del processo (e dell’inchiesta “Egomnia” sui rapporti tra ‘ndrangheta e politica valdostani) sia dal pm Castellani, sia dalle difese Carcea e Giachino (gli avvocati Francesca Peyron e Claudio Soro). Nella loro veste di co-imputati potranno tuttavia scegliere se avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande. Sempre per domani è in calendario la deposizione di Andrea Carpentiere, già sindaco di San Giorgio Morgeto dal 2011 al 2016. La sua testimonianza è stata richiesta dagli avvocati Ascanio Donadio e Pasquale Siciliano, che assistono il ristoratore Raso, per far luce, tra l’altro, sul presunto “interessamento” del loro cliente per le elezioni nel comune calabrese.

Dopodiché il processo tornerà nel palazzo di via Ollietti e vedrà, tra due settimane, l’esame degli imputati in aula, momento cruciale del dibattimento. Quindi, con il deposito delle trascrizioni delle intercettazioni compiute nelle indagini iniziate nel 2014, avvenuto nel frattempo, il confronto tra accusa e difesa entrerà nel vivo. La requisitoria del Pubblico ministero e le arringhe degli avvocati sono calendarizzate in settembre, con ipotesi di sentenza il 17. Nel mentre si conoscerà il verdetto del ramo processuale di Torino, cui la Dda guarda non solo per calibrare l’indirizzo accusatorio nel procedimento aostano, ma anche per altri due dossier ancora sul tappeto: l’inchiesta “Egomnia”, tutt’ora aperta, e il supplemento d’indagine richiesto dal Gip sui politici Ego Perron e Valerio Lancerotto. Insomma, un estate tutt’altro che di relax.

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