Operaio morto ad Allein, assoluzione per il datore di lavoro

Con la formula “Il fatto non sussiste” è caduta l’accusa di omicidio colposo nei confronti di Alberto Sale, consigliere d’amministrazione della ditta di cui il 46enne Luigi Claudio Campi, morto il 4 settembre 2020, era dipendente.
Il luogo dell'incidente sul lavoro ad Allein
Cronaca

Dopo diverse udienze, in cui sono stati sentiti testimoni e consulenti incaricati degli accertamenti disposti dalla Procura, si è chiuso al Tribunale di Aosta il processo sulla morte di un operaio, il 4 settembre 2020 nella vasca di un a centrale idroelettrica ad Allein. L’imputato, il 53enne Alberto Sale, consigliere d’amministrazione con delega in materia di sicurezza e salute dei lavoratori della “Api SpA” di Rozzano (Milano), di cui il lavoratore deceduto era dipendente – è stato assolto “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di omicidio colposo.

Il giudice monocratico, Marco Tornatore, ha letto la sentenza attorno alle 14 di oggi, venerdì 30 settembre. La richiesta dell’accusa, rappresentata in aula dal pm Francesco Pizzato, era stata di una condanna a 6 mesi e 10 giorni di reclusione. Secondo la tesi inquirente, la morte del lavoratore aveva rappresentato la “specifica concretizzazione di un rischio non valutato dal datore di lavoro”, perché “non era stato redatto un piano di sicurezza completo”.

Stando alle indagini, nel documento predisposto “non erano state indicate procedure di montaggio e smontaggio” dello sgrigliatore di cui la vittima, il 46enne Luigi Claudio Campi di Ceriano Laghetto (Monza Brianza), era impegnata a sostituire le guarnizioni di tenuta del pistone, ma “solo procedure generiche”. Per l’accusa, il lavoratore “non ha ricevuto alcuna indicazione su come lavorare in sicurezza”.

La difesa dell’imputato, assistito dagli avvocati Francesco Poggi e Maurizio Santelli, del foro di Milano, ha puntato – nell’arringa culminata nella richiesta di assoluzione dell’amministratore – a spiegare che la tipologia di lavorazione prevista per quel giorno, cioè l’intervento su un macchinario, è soggetta ad una disciplina che non prevedeva la redazione del piano operativo. Detto questo, i due avvocati si sono soffermati sulla modalità con cui l’operaio aveva proceduto.

Dopo aver lavorato utilizzando gli strumenti di sicurezza, il lavoratore – ha ricostruito il team legale – era tornato nella vasca posizionando un pezzo di legno sul quale era appoggiata la parte mobile della macchina. Tale supporto non aveva però retto e lo sgrigliatore era precipitato, colpendo l’uomo ad una gamba e facendolo precipitare sul fondo dell’impianto lungo il torrente Artanavaz. “Aveva tutte le attrezzature specifiche, anche perché le aveva usate 10 minuti prima, sul camioncino c’era tutto”, ha osservato il difensore. Le motivazioni del verdetto sono attese entro 60 giorni.

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