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Ultima modifica: 2 Luglio 2020 13:38

Processo Geenna, l’accusa “svela” i lavori affidati dal Comune di Aosta a Raffa

Aosta - E’ successo nell’udienza di oggi, mercoledì 1° luglio, quando il pm Castellani ha citato due allegati della relazione della Commissione di accesso antimafia insediatasi in comune nel 2019. Opere assegnate nel 2011, per quasi 8mila euro.

L’artigiano pregiudicato Roberto Raffa, 45enne di Aosta intercettato dai Carabinieri nel 2011 mentre parlava con l’allora assessore comunale alle Politiche sociali Marco Sorbara di alcuni “lavoretti” da fare al quartiere Cogne, non ebbe in affidamento dal Comune quelle opere, ma altre due nello stesso anno. Per la precisione, una manutenzione di una pista ciclopedonale (il 16 maggio, per 1782 euro) e dei lavori per la posa del basamento di un’opera d’arte su una rotonda stradale (il 5 dicembre, per 5970 euro).

Le due assegnazioni, di cui non si era saputo fino ad oggi, sono spuntate nell’udienza del processo “Geenna” in corso oggi, mercoledì 1° luglio, al Tribunale di Aosta su infiltrazioni del crimine organizzato in Valle, nella quale Sorbara è accusato di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso, perché ritenuto l’uomo di fiducia in Comune della “locale” di ‘ndrangheta messa a fuoco dall’inchiesta dei Carabinieri e della Dea di Torino. Il pm Stefano Castellani, indicandole tra gli allegati alla relazione conclusiva della Commissione d’accesso antimafia che ha esaminato l’attività del Municipio del capoluogo nel 2019, le ha contestate all’ex segretario generale Stefano Franco, convocato quale testimone per deporre sugli accertamenti interni effettuati a seguito della diffusione dell’intercettazione da parte degli organi di stampa, nel 2013.

Gli accertamenti in Municipio

Sull’episodio, l’opposizione in Consiglio comunale aveva presentato una mozione denominata “Lavoretti”, con cui chiedeva al Sindaco di censurare la condotta di Sorbara, oltre a ritirargli la delega assessorile. Franco ha spiegato che dalla ricognizione tra i settori dell’amministrazione “emerse che” i lavori al centro della telefonata “non erano stati affidati” a Raffa, condannato in via definitiva (a seguito dell’indagine “Tempus Venit” dei Carabinieri, nella quale era appunto intercettato) per la tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, ai danni dell’imprenditore Giuseppe Tropiano della “Edilsud” ed arrestato nel luglio 2019, ed a processo, nell’operazione “Altanum” della Dda di Reggio Calabria, giacché ritenuto “basista” in Valle della ‘ndrina Facchineri.

Rispetto alle assegnazioni di opere “rivelate” dall’accusa, Franco ha detto, rispondendo all’avvocato Corrado Bellora (difensore di Sorbara), che chiese ai dirigenti comunali dei lavori pubblici e delle politiche sociali (il primo dei due settori, all’epoca indicato come T3 e che non aveva quale vertice politico l’imputato, risulta aver effettuato gli affidamenti appurati dalla Commissione prefettizia di accesso) di “relazionare in merito” a quanto esposto nella mozione pervenuta. “Evidentemente – ha osservato il legale – il contenuto della mozione riguardava quei lavori, non se Raffa avesse lavorato per il Comune”. Per parte sua, il presidente del collegio giudicante Eugenio Gramola ha sgomberato il campo da imbarazzi, aggiungendo “forse la posizione del testimone (che non curava direttamente gli affidi degli altri dirigenti, ndr.) non è la più adatta per riferire”

L’intercettazione trapela, la concitazione in Comune

Sulla concitazione di quei giorni, e su come li affrontò, ha deposto l’allora Sindaco, Bruno Giordano, raccontando di aver appreso dell’intercettazione “una mattina, arrivato in ufficio”, da “un titolone di giornale che” lo lasciò “molto colpito”. Un sentimento dettato dal fatto che “lo ritenni un fulmine a ciel sereno”, una “cosa che proprio non mi aspettavo”. Sorbara, ha spiegato l’ex primo cittadino, “era un neo-assessore, aveva bisogno di imparare molto”, come altri alla prima esperienza in Giunta. Durante le sedute dell’Esecutivo “era sempre attento, poco loquace, partecipava poco alle discussioni” e “lo presi come il desiderio di imparare, più che di non intervenire”.

Giordano gestì l’“emergenza” facendo sostanzialmente tre cose. La prima: “convocai immediatamente l’assessore Sorbara e chiesi conto dell’intercettazione e se fosse sottoposto ad un qualche procedimento giudiziario”. La risposta fu “negativa per un ipotetico avviso di garanzia” e “di sdegno”, perché Sorbara “sosteneva che la frase” dell’intercettazione “estratta dai media fosse decontestualizzata”. Quindi, chiese “al Segretario generale” se qualcosa “dimostrasse quel rapporto” con Raffa e questi “mi fornì una relazione in cui diceva che nulla esisteva agli atti dell’amministrazione”.

Ottenuta quella risposta, “riunii le forze di maggioranza, siccome nel mentre era arrivata anche” la mozione che chiedeva la testa dell’Assessore. “Ci fu un dibattito” e, infine, “la mozione fu respinta, in ossequio al principio costituzionale di non colpevolezza”. Guardando a quei giorni, ha ricordato il già Sindaco, all’emergere del dialogo sui media “mancavano 5 giorni alle elezioni regionali e il clima politico era incandescente”. Oltretutto, “al di là del mio personale disappunto, che evidentemente non contava niente”, la maggioranza degli Assessori comunali era in corsa per un seggio a piazza Deffeyes.

La donazione di mobili

Il primo cittadino dell’epoca è stato sentito anche su un’altra vicenda contestata a Sorbara, cioè il trasporto a San Giorgio Morgeto, a spese sue nel 2016, di arredi dismessi dal Comune di Aosta. Giordano ha evocato come un atto d’indirizzo al riguardo venne proposto, nel dicembre 2012, dall’assessore al patrimonio di allora, Mauro Baccega. La “ratio” dell’operazione era nella Carta di amicizia in essere con la municipalità calabrese e nell’esigenza di “liberare spazio nei magazzini”. Dopodiché, un po’ perché “per il patto di stabilità non potevamo spendere” (anzi, si cercava di “capire dove racimolare soldi senza tagliare i servizi”, ma “non sono stato tanto bravo”, visto che “poi mi hanno licenziato” ha autoironizzato Giordano, riferendosi alla sua mancata ricandidatura nel 2015), un po’ perché “l’assessore” Baccega “venne eletto in Regione, per me la vicenda si chiuse”. Al termine della legislatura, “i mobili erano ancora lì”.

Baccega, avvicendatosi all’ex collega sulla poltrona dei testimoni, ha spiegato essersi trattato di “una serie di letti, armadietti, comodini, per arredare una microcomunità”, o una struttura del genere, richiesti dall’amministrazione di San Giorgio Morgeto. “Portai una delibera che diede l’indirizzo di alienare quei beni, a titolo gratuito”, ha continuato l’oggi Assessore regionale alla sanità. Al tempo, “erano in un magazzino in ottimo stato”, poi “andai in regione nel 2013” e “immagino poi i dirigenti abbiano fatto gli atti del caso per far arrivare i mobili”. Quanto ai rapporti con Sorbara, Baccega, partendo dal fatto che “io oggi in Regione ho la stessa delega che aveva Sorbara allora” in Municipio, ha osservato trattarsi di un compito “che ti porta a stare molto in ufficio, per seguire le questioni, ma anche sul territorio, per verificare le situazioni”. In quei due anni, con l’imputato, comunque, “problemi non ce ne sono stati”.

Un altro “affondo” dell’accusa

Un funzionario dell’Ufficio casa del Comune è stato protagonista, in mattinata (l’udienza è ora sospesa e riprenderà alle 14), di un altro “affondo” del pm Castellani. Gli ha chiesto conto di alcuni WhatsApp con cui Sorbara domandava l’esito di una pratica di “contributo affitto” per una donna, ma il dipendente comunale ha laconicamente risposto di non ricordare l’episodio specifico. In termini generali, il testimone ha ammesso che Sorbara mandasse dei messaggi, perché “una persona, magari, era in condizioni più disagiate, e quindi stava più a cuore”, ma “si interessava solo all’esito”, senza interferire sugli iter. Nel pomeriggio è attesa la deposizione, sempre richiesta dalla difesa del consigliere regionale sospeso, dell’ex vicepresidente della Giunta Aurelio Marguerettaz.

 

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