Voleva salire al Bianco dal rifugio Gonella il 26enne rimasto bloccato tra i ghiacci

Il ragazzo, un cittadino britannico, recuperato all’alba di ieri sul ghiacciaio di Bionnassay con equipaggiamento escursionistico, sta meglio. Oggi, Polizia e Guardia di finanza lo hanno sentito: ha spiegato il “progetto”, per il quale era giunto in Valle.
Recupero dell'alpinista sul ghiacciaio di Bionnassay
Cronaca

Sta meglio il 26enne britannico che, ieri all’alba, era stato recuperato dall’elicottero con a bordo i tecnici del Soccorso Alpino Valdostano e il medico rianimatore, bloccato sul ghiacciaio di Bionnassay, a quota 3.100 metri. All’arrivo dei soccorritori, l’uomo presentava una temperatura corporea scesa tra i 25 e i 27 gradi, risalita nel pomeriggio della domenica fino a 33. La fibra della gioventù lo ha aiutato, ma resta per ora, in vista di completare il recupero, nel reparto di rianimazione del “Parini”.

In mattinata, è stato sentito dagli uomini del Soccorso Alpino della Guardia di finanza di Entrèves (che avevano anche preso parte ad un tentativo di recupero via terra), assieme ai colleghi del posto di Polizia del “Parini”. Dal suo racconto, a cui gli inquirenti hanno trovato i riscontri necessari a considerarlo veritiero, sono giunte le risposte a vari interrogativi che costellavano la vicenda, a partire dal perché si trovasse su un ghiacciaio senza equipaggiamenti adatti, ma non è mancata una discreta dose di incredulità per chi ascoltava.

Il ragazzo ha infatti spiegato di aver raggiunto la Valle perché interessato a compiere la traversata del Bianco, salendo lungo la via normale italiana dal rifugio Gonella. Si tratta però di un itinerario consigliato per il periodo tra giugno ed agosto e non in questa stagione, in cui i rischi (sono presenti buchi e crepacci) si moltiplicano. A quanto ha riferito a militari ed agenti, aveva trascorso all’esterno già due notti, quando le condizioni meteo sono peggiorate.

Con il maltempo, ha provato a modificare il cammino, per raggiungere il bivacco Durier (3.358 metri), ma l’inadeguatezza delle sue attrezzature (al momento del recupero aveva solo due bastoni, non ramponi, né imbrago, né piccozza) e il freddo lo hanno fermato a valle di quella meta. Da là ha lanciato l’allarme che ha messo in moto, nel tardo pomeriggio di sabato, la macchina dei soccorsi (riusciti a giungere a lui solo l’indomani mattina). Chiarito anche il “mistero” sul fatto che avesse con sé solo un bancomat, con un nome orientale: era della sua compagna.

Un racconto dal quale emerge una preparazione dell’ascensione svolta, con tutta probabilità, solo cercando informazioni in maniera autonoma e non confrontandosi con un professionista della montagna e dell’alpinismo, come è opportuno quando si deve affrontare una cima come il Monte Bianco. Nella notte che ha preceduto il recupero, il 26enne aveva smesso di rispondere al telefono dalle 2.30, facendo temere per la sua sorte. Fortunatamente per lui le cose sono andate in maniera diversa.

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