False testimonianze al processo Geenna, riti alternativi per gli imputati

L’istanza di patteggiamento è giunta da Pasqualina Macrì, mentre a chiedere l’abbreviato sono stati i fratelli Daniele e Luciano Cordì e l’ex dirigente del Casinò de la Vallée Walter Romeo. Prossima udienza il 18 gennaio.
L'aula del processo Geenna.
Cronaca

Tre richieste di rito abbreviato e una istanza di patteggiamento. Sono le scelte operate, nell’udienza preliminare tenutasi oggi, martedì 28 settembre, dalle quattro persone imputate di aver reso falsa testimonianza nelle udienze del primo grado del processo Geenna, su infiltrazioni di ‘ndrangheta in Valle d’Aosta, celebrato al Tribunale di Aosta dal giugno al settembre dello scorso anno. L’accusa, relativa all’aver ravvisato profili di reticenza, omertà e mendacità nelle rispettive deposizioni, è rappresentata dal pm Luca Ceccanti.

La richiesta di patteggiare un anno di reclusione (con pena sospesa) è giunta da Pasqualina Macrì. Stando alle indagini, avrebbe fornito – in aula – una falsa giustificazione per aver ricevuto 100 euro, a seguito dell’arresto di suo figlio Luigi Fazari, da parte del ristoratore Antonio Raso, imputato nel processo e condannato sia nel primo grado, che in appello quale figura di rilievo della “locale” di Aosta. Nelle “spiegazioni offerte da Raso con il sostegno della teste”, quei soldi erano destinati “alle brioches dei figli dei Fazari”, nipoti dell’anziana, ma gli inquirenti li interpretano quale “assistenza ai detenuti” dall’associazione criminale.

A scegliere l’abbreviato sono stati, invece, i fratelli Daniele e Luciano Cordì, chiamati a deporre rispetto allo “sgarbo che sarebbe stato commesso” ai danni di un artigiano cognato di Raso, che non avrebbe ricevuto lavori in un cantiere edile a Torgnon, “procurato” ai due dal ristoratore. Secondo i giudici del processo “Geenna”, che avevano segnalato alla Procura le loro deposizioni (così come quelle degli altri due imputati), avevano ricondotto i fatti contestati alla normalità, o manifestato reticenza, perché destinatari (e sensibili ad esso, per la Procura) di “un preciso avvertimento di natura mafiosa”.

La terza richiesta di giudizio abbreviato arriva, infine, da Walter Romeo, ex dirigente del Casinò di Saint-Vincent. Sentito al processo sulla mancata restituzione di un orologio Bulgari da 2.500 euro, di sua proprietà, finito – era emerso dalle investigazioni – nelle mani di Marco Fabrizio Di Donato (altro imputato condannato in entrambi i gradi di giudizio come capo della cellula ‘ndranghetista aostana) aveva mostrato, agli occhi dei giudici, “una sconcertante arrendevolezza” e un comportamento “insolitamente remissivo”, spiegabili dai magistrati solo dal fatto che “egli tuttora teme i fratelli Di Donato” e un altro imputato (e condannato) in Geenna, il dipendente del Casinò Alessandro Giachino.

Il processo è stato quindi rinviato al prossimo 18 gennaio, per l’inizio delle discussioni dei riti alternativi. Macrì e i fratelli Cordì sono difesi dall’avvocato Filippo Vaccino, mentre ad assistere Romeo è l’avvocato Oliviero Guichardaz. Il rito ordinario di primo grado di Geenna aveva visto sfilare in aula, tra quelli citati dall’accusa (sostenuta dai pm della Dda di Torino Stefano Castellani e Valerio Longi) e dai difensori dei cinque imputati, un centinaio di testimoni.

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