La Valle? Per la Dia: “area di interesse per le mire espansionistiche” delle mafie

Il giudizio è contenuto nella sezione dedicata alla nostra regione della relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento su attività e risultati della Direzione Investigativa Antimafia nel secondo semestre 2021.
Cronaca

Il territorio valdostano, secondo la Direzione Investigativa Antimafia? “Da tempo si ha contezza di quanto possa costituire un’area di interesse per le mire espansionistiche delle consorterie mafiose sempre abili nell’inserirsi nei mercati legali con finalità di riciclaggio e reinvestimento dei capitali illecitamente accumulati”. Il giudizio apre il capitolo dedicato alla nostra regione nella relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Dia nel secondo semestre 2021, diffusa l’altro ieri, sabato 1° ottobre.

Geenna: la “locale” legata alla “casa madre”

Il richiamo principale resta quello all’operazione “Geenna” del gennaio 2019, che “ha sancito l’esistenza anche in Valle d’Aosta di un locale di ‘ndrangheta” (portando a 46 il numero di cellule della mafia calabrese messe a fuoco nel nord Italia). Il documento riprende, al riguardo, la sentenza del luglio 2021 della Corte d’Appello di Torino, per sottolineare “come il gruppo criminale in questione sia ‘oggettivamente collegato con la ‘casa madre’ attraverso due autorevoli rappresentanti della nota ‘ndrina Nirta-Scalzone”.

La sentenza, agli occhi della Dia, sottolinea inoltre “l’attività di illecita interferenza”, da parte della “locale”, con “le libere attività negoziali degli appartenenti alla comunità calabrese (o comunque svolte da soggetti intorno ad essa gravitanti) come anche nel dirimere questioni che richiederebbero l’intervento delle pubbliche autorità, nel servirsi del ‘metodo mafioso’ così come inteso sulla scorta della consolidata opera interpretativa della giurisprudenza”.

Le altre inchieste per mafia

A sostegno del  giudizio iniziale sulla regione, nel documento viene poi ricordata l’inchiesta “Altanum” della Dda di Reggio Calabria, che nel luglio 2019 ha visto l’arresto di 13 persone (tre delle quali in Valle d’Aosta), attualmente a processo (ed il ramo con rito abbreviato ha già visto concludersi l’appello, mentre il dibattimento ordinario ha concluso in giugno il primo grado) per l’affiliazione alla ‘ndrina Facchineri e alla “locale” di San Giorgio Morgeto. Menzionata anche l’operazione “Alibante”, che coinvolge in Valle gli avvocati Maria Rita Bagalà ed Andrea Giunti, a giudizio per associazione di tipo mafioso.

Figure già note

Riguardo alla capacità penetrativa delle organizzazioni criminali, il documento ricorda come tra i destinatari degli arresti scattati nel luglio 2021, per l’inchiesta “Home Delivery” della Guardia di finanza, sullo spaccio di stupefacenti, “rientra anche un soggetto originario di Polistena (Rc) già tratto in arresto e condannato per episodi estorsivi rilevati nell’ambito dell’operazione ‘Hybris’ (giugno 2013) che aveva riguardato esponenti di alcune famiglie ‘ndranghetiste anche in territorio valdostano”.

Il traffico di stupefacenti

Quanto alla presenza di “sodalizi criminali di altre matrici”, sebbene “non si siano avuti recenti riscontri circa l’operatività di gruppi strutturati”, si “registrano talvolta episodi delittuosi relativi al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, nonché allo sfruttamento della prostituzione ad opera di cittadini stranieri anche in collaborazione con elementi locali”.

A tal proposito, vengono ricordati l’arresto a Morgex, nell’agosto 2021, di un cittadino albanese che trasportava 36 chili di cocaina occultata all’interno del mezzo di trasporto e l’operazione “Illyricum” della Polizia, dell’ottobre 2021, “che ha messo in luce il ruolo della criminalità albanese nella gestione del traffico di cocaina in Valle d’Aosta”.

Rischio di ingressi clandestini

Infine, agli occhi della Direzione Investigativa Antimafia, la Valle – quale area di confine – “costituirebbe un territorio ove immigrati potrebbero tentare di fare ingresso clandestinamente oltrepassando il confine francese”. Quanto alle operazioni bancarie sospette, in Valle per il periodo della relazione ne sono state segnalate 332: 84 per la diretta attinenza alla criminalità organizzata e 238 per reati “spia” (usura, estorsione, danneggiamento seguito da incendio e tutti quelli che si connotano per dinamiche riconducibili alla supposta presenza di aggregati di matrice mafiosa).

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