‘Ndrangheta, per il commissariamento di Saint-Pierre si profila una proroga

Il periodo commissariale, scattato il 13 febbraio 2020 e stabilito inizialmente per 18 mesi, scadrebbe nel prossimo agosto. La necessità di un prolungamento, possibile per 6 mesi, emerge dalla relazione sull’attività svolta dalla Commissione straordinaria.
Municipio Saint Pierre
Cronaca

Per il commissariamento del Comune di Saint-Pierre, scattato il 13 febbraio 2020 a seguito dell’accertata infiltrazione mafiosa dell’attività amministrativa, si profila una proroga. L’esigenza, motivata in sostanza dalla necessità di completare l’avviato processo di riorganizzazione dell’apparato dell’ente, emerge dalla relazione sull’attività svolta dalla Commissione straordinaria insediatasi in Municipio, composta dal dirigente di prefettura Giuseppe Zarcone, dal viceprefetto Laura Ferraris e dal viceprefetto aggiunto Diego Dalla Verde.

Il documento è stato esaminato nel pomeriggio di oggi, mercoledì 26 maggio, nell’ambito di una seduta del Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica, l’organismo guidato dal presidente della Regione Erik Lavevaz nelle sue attribuzioni prefettizie, che raggruppa i vertici delle forze dell’ordine. Alla riunione, oltre ai commissari, ha partecipato, com’era stato in occasione della sessione del novembre 2019 convocata per esaminare l’esito degli accertamenti antimafia nel comune, un rappresentante della Procura della Repubblica (il pm Manlio D’Ambrosi).

Il periodo commissariale, stabilito inizialmente per una durata di 18 mesi, scadrebbe nel prossimo agosto. La proroga, qualora disposta (gli atti di commissariamento la prevedono di 6 mesi), lo prolungherebbe fino al gennaio 2022. La relazione verrà ora trasmessa dai servizi di prefettura di piazza Deffeyes al Ministero degli Interni, competente per la decisione sull’estensione, dopo la quale potranno tenersi nuove elezioni. Intervistato sull’eventualità di disporre di più tempo, il commissario Zarcone, nello scorso febbraio, aveva dichiarato: “Non possiamo essere noi a giudicare quello che facciamo. Relazioniamo al ministero, ma non siamo noi che decidiamo se ad agosto andrà bene”.

L’accesso antimafia nel comune di Saint-Pierre era scattato a seguito delle risultanze dell’inchiesta “Geenna” della Dda di Torino e dei Carabinieri del Reparto Operativo. Il 23 gennaio 2019 era finita in manette, con l’accusa di concorso esterno nella “locale” affiorata dalle indagini, l’allora assessore alle finanze dell’ente Monica Carcea, poi dimessasi. La donna, accusata di aver operato per condizionare l’assegnazione di servizi a ditte vicine ai “partecipi” (così “sdebitandosi” per il sostegno elettorale ricevuto), era stata condannata nel settembre 2020, al termine del processo di primo grado, a 10 anni di carcere.

E’ in corso, in queste settimane, il procedimento di secondo grado, alla Corte d’Appello di Torino. L’accesso antimafia aveva interessato anche il Comune di Aosta, ma si era concluso senza accertare la sussistenza dell’infiltrazione, pur evidenziando situazioni di “caos amministrativo”. Saint-Pierre era stato il primo comune della Valle d’Aosta ad essere mai interessato dalla misura del commissariamento. In carica, dalle elezioni del 2015, era il sindaco Paolo Lavy, che all’indomani della decisione ministeriale con la sua maggioranza aveva parlato di “onta immeritata”.

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