Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 26 Maggio 2020 10:56

Processo “Altanum”, la Regione Valle d’Aosta ammessa quale parte civile

Aosta - Proseguono, al Tribunale di Reggio Calabria, le udienze sullo scontro tra la cosca Facchineri di Cittanova e la “locale” di San Giorgio Morgeto, clan con proiezioni ed interessi in Valle d'Aosta. Esaminate anche alcune eccezioni difensive.

Tribunale RCL'aula bunker del Tribunale di Reggio Calabria, sede del processo.

La Regione Valle d’Aosta è parte civile nel processo nato dall’operazione “Altanum” dei Carabinieri, in corso al Tribunale di Reggio Calabria, sullo scontro tra due sodalizi di ‘ndrangheta, con proiezioni ed interessi sul territorio valdostano e nel resto del nord Italia (in particolare, in Emilia Romagna e Toscana). La richiesta di costituzione dell’ente è stata accolta dal Gup Filippo Aragona nell’udienza di oggi, lunedì 25 maggio, assieme a quelle dei comuni calabresi di San Giorgio Morgeto (commissariato per infiltrazione mafiosa nel periodo dello scorso Natale) e Cittanova e della Città metropolitana di Reggio Calabria.

Alla sbarra vi sono diciotto imputati. Secondo le indagini, coordinate dalla Dda reggina diretta da Giovanni Bombardieri, la cosca Facchineri di Cittanova e la “locale” di San Giorgio Morgeto erano entrate in rotta di collisione anche a seguito dell’inattesa “evoluzione” di un tentativo di estorsione operato in Valle, nel 2011, dalla prima nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Tropiano, titolare della Edilsud Srl, impegnata al tempo nella costruzione del parcheggio pluripiano a servizio dell’ospedale “Parini” di Aosta.

Dalla scelta dell’impresario di non pagare (la richiesta era di un milione di euro, cioè “il 3% su tutto l’affare”) e di rivolgersi al clan avversario chiedendo “aiuto” era infatti scaturito, per gli inquirenti, l’omicidio di Salvatore Raso, esponente del sodalizio sangiorgese, ucciso in Calabria. Ad ordinare quella morte, stando all’inchiesta, fu il capo-cosca di Cittanova, il 59enne Giuseppe Facchinieri, detto “Il professore”, oggi accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. La richiesta di denaro era stata al centro dell’inchiesta “Tempus Venit” dei Carabinieri del Gruppo Aosta, ma la rilettura dei fatti da parte degli inquirenti calabresi ha consentito di collocare la vicenda in un contesto mafioso più ampio.

All’epoca del “blitz” che aveva decapitato i due sodalizi, scattato il 17 luglio 2019, tre persone erano state arrestate in Valle. Si tratta di Roberto Raffa (44 anni), Vincenzo Raso (67), entrambi residenti ad Aosta, e di Vincenzo Raffa (43) residente a San Giorgio Morgeto (che si trovava qui per aver consegnato, in camion, delle vettovaglie in occasione della festa di San Giorgio e Giacomo). A tutti è contestata l’appartenenza alla ‘ndrangheta, imputazione mossa anche a Giuseppe Chemi (59), cognato del “Professore”, ritenuto (assieme a Roberto Raffa) concorrente morale nella morte di Raso e punto di riferimento del clan in Valle d’Aosta.

All’udienza di oggi, oltre alla discussione sull’ammissione delle parti civili, alcuni difensori hanno mosso eccezioni. Una ha riguardato la sostenuta impossibilità, di alcuni avvocati, di accedere alle registrazioni di alcune intercettazioni (ma solo alla loro trascrizione). L’altra ha invece riguardato un altro filone dell’inchiesta che coinvolge la Valle d’Aosta. Quattro imputati – Maurizio Napoli (47), Michele Fonte (56), Veronica Fonte (32) e Gianluca Cammareri (31) – sono infatti chiamati a rispondere di “essersi associati tra loro” per un traffico di stupefacenti.

In particolare, per i Carabinieri, Napoli si sarebbe occupato di “reperire ed acquistare in territorio calabrese”, nonché di “trasportare in Aosta attraverso camion facenti capo a ditte di trasporti” attive tra San Giorgio Morgeto e il capoluogo regionale, dei quantitativi di Marijuana. Gli altri tre, ricevuti i “carichi”, avrebbero quindi proceduto allo smercio sulla piazza valdostana. Secondo le difese, considerata la consumazione del reato altrove, il Tribunale di Reggio Calabria non sarebbe quello territorialmente competente a giudicare quei fatti.

Su entrambe le eccezioni, il giudice si è riservato la decisione, attesa per la prossima udienza, in calendario per l’8 giugno. In quell’occasione, è verosimile che, concluse le questioni preliminari, si proceda alla scelta dei riti da parte degli imputati, con le richieste di eventuali abbreviati o patteggiamenti. Il processo, per chi non optasse per il dibattimento ordinario, entrerà quindi nel vivo.

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