Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 3 Aprile 2021 18:25

‘Ndrangheta, fissato l’appello Geenna anche per i condannati a Torino: inizierà il 18 maggio

Riguarderà le figure ritenute dalla Dda di Torino e dai Carabinieri di maggior spicco nella “locale” di Aosta: Bruno Nirta, Marco Fabrizio Di Donato, suo fratello Roberto Alex Di Donato e Francesco Mammoliti.

Operazione GEENNA - Udienza preliminareOperazione GEENNA - Udienza preliminare

Dopo la data per coloro che erano stati giudicati ad Aosta nel processo Geenna, con dibattimento ordinario, sono state fissate anche le udienze d’Appello per gli undici imputati che avevano scelto il rito abbreviato, al Tribunale di Torino. Del secondo grado di giudizio del procedimento, nato dalle indagini della Dda piemontese e dei Carabinieri del Reparto operativo su una “locale” di ‘ndrangheta ad Aosta, si occuperà la prima sezione penale della Corte, a partire dal prossimo 18 maggio. Già calendarizzati anche gli appuntamenti successivi, per il 26 maggio, l’8 e il 17 giugno.

Il filone processuale torinese riguarda le figure ritenute dagli inquirenti di maggior spicco della cellula ‘ndranghetista impiantata ad Aosta. Tutti erano stati condannati, il 17 luglio 2020, dal Gup Alessandra Danieli. A Bruno Nirta, considerato il “coordinatore” della “locale” (e processato anche per un traffico internazionale di stupefacenti tra la Calabria e il Piemonte) erano stati inflitti 12 anni e 8 mesi di carcere.

A Marco Fabrizio Di Donato, presunto “capo” del sodalizio (accusato anche di scambio elettorale politico-mafioso e di concorso in lesioni), 9 anni, mentre al suo “braccio destro”, suo fratello Roberto Alex Di Donato, 5 anni e 4 mesi. La pena di 5 anni e 4 mesi era andata anche a Francesco Mammoliti, individuato come “fiancheggiatore” di Nirta quando saliva in Valle d’Aosta. Tutti sono ancora detenuti, dopo essere finiti in carcere la notte del 23 gennaio 2019, quando scattò il “blitz” dell’Arma.

Riti alternativi erano stati scelti anche da altri imputati, cui non veniva contestata l’appartenenza alla criminalità organizzata, ma erano chiamati a rispondere di reati emersi durante l’inchiesta. Salvatore Filice (per concorso in tentata estorsione e violazione delle norme sulle armi) era stato condannato a 2 anni e 4 mesi di carcere. Giacomo Albanini (1 anno e 4 mesi) e Roberto Bonarelli (1 anno e 6) erano invece stati ritenuti responsabili di favoreggiamento,, per aver “avvisato” il ristoratore Antonio Raso (condannato ad Aosta quale “partecipe” della “locale”) della presenza di microspie nel suo locale, la pizzeria “La Rotonda”.

Le altre condanne giunte alla fine del processo torinese erano tutte relative al traffico di stupefacenti tra Italia e Spagna, di cui si erano occupati i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e riguardavano: Roberto Fabiani (3 anni), Rocco Rodi (1 anno e 4 mesi, pena sospesa), l’avvocato Carlo Maria Romeo (4 anni e 6 mesi, assolto tuttavia dall’accusa di associazione di tipo mafioso) e Bruno Trunfio (4 anni).

Ad intentare ricorso in appello sono stati sia i legali degli imputati, sia la Procura diretta da Anna Maria Loreto (titolari del fascicolo Geenna erano i pm Stefano Castellani e Valerio Longi) contro la concessione delle attenuanti generiche ad otto condannati. Il processo di secondo grado vedrà nuovamente anche le parti civili, cui il Gup Danieli aveva riconosciuto in sentenza provvisionali per un totale di 45mila euro: la Regione Valle d’Aosta, i comuni di Saint-Pierre ed Aosta e l’associazione Libera Valle d’Aosta.

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