Cronaca

Ultima modifica: 8 Gennaio 2019 11:59

Chiavazza e Trasino? Erano il motore della corruzione sotto il Cervino

Aosta - Nella richiesta di misure cautelari per otto indagati, il pm Ceccanti esamina il legame tra l’ex capo ufficio tecnico di Valtournenche e l’ingegnere di Saint-Christophe. La Procura aveva chiesto l’arresto anche per il libero professionista.

Trasino e legaleL'ingegner Trasino (a destra) con l'avvocato Feno.

Se, nella ricostruzione dei Carabinieri, gli ingranaggi della corruzione sotto il Cervino sarebbero stati “lubrificati” soprattutto dai rappresentanti dell’impresa “Edilvu” di Challand-Saint-Victor (Ivan e Loreno Vuillermin e Renza Dondeynaz), che ne avrebbero tratto beneficio grazie alle aggiudicazioni di appalti “pilotate” dall’ex capo ufficio tecnico di Valtournenche Fabio Chiavazza, dall’inchiesta “Do ut Des” emerge come l’architrave del “sistema di costante inquinamento dei lavori pubblici” ipotizzato dalla Procura resti un altro.

Il “motore della macchina criminale”

Passa per il tecnico e un altro degli oltre venti indagati, l’ingegnere di Saint-Christophe Corrado Trasino. A metterlo nero su bianco è il pm Luca Ceccanti, nelle centotrenta pagine di richiesta – avanzata nei mesi scorsi al Gip del Tribunale – di misure cautelari per otto dei coinvolti. Il duo, si legge nell’istanza, avrebbe funzionato da “motore della macchina criminale” che “ha trasformato, per almeno un biennio, l’amministrazione comunale di Valtournenche in una fucina di produzione di illeciti vantaggi personali e in un centro di potere clientelare sottratto ad ogni controllo”.

Il sostituto del procuratore capo Paolo Fortuna dà conto anche della “genesi” del sodalizio – come riferita agli inquirenti dal segretario comunale Cristina Machet – “riconducibile alla volontà di Trasino e ai buoni uffici” dell’allora Sindaco, Deborah Camaschella (che dall’emergere pubblico dell’inchiesta, lo scorso 20 novembre, non risulta indagata, ma “il cui ruolo effettivo”, osserva il pm, “dovrà essere adeguatamente sviscerato nel prosieguo” dell’attività investigativa).

“Io ho l’uomo giusto per voi…”

In tale ottica, “appare beffarda la frase che avrebbe pronunciato” l’ingegnere “al momento in cui ha perorato la causa di Chiavazza (precedentemente in servizio a Saint-Pierre e spostatosi nel 2016 all’ombra della Gran Becca, secondo la Procura, proprio a seguito di quella “segnalazione”, ndr.): ‘io ho l’uomo giusto per voi… è un amico, è serio e lavora bene’”. Parole che, alla luce di quelli che la richiesta individua come “cospicui vantaggi ricevuti da Trasino ad opera dell’amico Chiavazza”, suonano per il pubblico ministero come una “raccomandazione inquietantemente profetica”.

È infatti l’assunzione della nuova carica da parte del funzionario che, nella tesi d’accusa, segna l’inizio di “un periodo di costante strumentalizzazione delle funzioni pubbliche e di completa subordinazione agli interessi privati”, vera e propria “età aurea per la cerchia di imprenditori e professionisti amici del pubblico ufficiale, i quali verranno costantemente avvantaggiati e privilegiati, talvolta in cambio di ricca mercede” da Chiavazza. Questi, per il pm, arriverà a trasformare l’ufficio tecnico di cui era a capo “in un vero e proprio presidio di favoritismi e corruzione”.

Le sorelle Camaschella? Fondamentali

Tuttavia, delineato l’“architrave”, il magistrato inquirente annota come il vortice di “clientelismo elevato a metodo” e di “gestione domestica della cosa pubblica” non “sarebbe stato possibile senza il fondamentale contributo delle sorelle Camaschella”. Deborah, per parte del periodo dei fatti contestati, era Sindaco, ma le intercettazioni svolte “hanno fatto emergere, in più occasioni, l’ambizione e la pratica” a “gestire l’amministrazione comunale anche dopo la perdita delle sue funzioni”.

Cristina, invece (che risulta iscritta nel registro degli indagati), era stata assegnata quale dipendente all’ufficio tecnico del Municipio, e sarebbe stato tramite lei e Chiavazza che la sorella avrebbe “continuato a influire” sulla conduzione “dell’amministrazione comunale, pur con le difficoltà derivanti dalla presenza di un commissario”, Sara Bordet, che “ha svolto il proprio incarico in modo rigoroso e corretto”. Tutto ciò con, sullo sfondo, “un comune notoriamente ricco”, foriero – per i protagonisti del “sistema” – “di incarichi e guadagni consistenti”.

Il Gip accoglie parzialmente le richieste

Per queste ragioni, considerato che il sodalizio tra Trasino e Chiavazza “è risalente nel tempo, consolidato, sfaccettato e riguarda numerose vicende che, in parte, hanno già assunto la consistenza gravemente indiziaria”, ma che “in parte dovranno essere approfondite nel prosieguo dell’indagine”, il pm Ceccanti aveva chiesto al Gip di arrestare entrambi: il primo con custodia in carcere, il secondo ai domiciliari. La richiesta viene tuttavia accolta solo per l’ex capo ufficio tecnico (a Brissogne da ormai 48 giorni), mentre nei confronti dell’ingegnere è stata disposta la misura cautelare dell’obbligo di firma e di presentazione alla polizia giudiziaria.

Analoga scelta di una misura meno afflittiva è scattata, dal giudice Giuseppe Colazingari, nei confronti dei tre titolari “Edilvu”, finiti in manette e ristretti nelle rispettive abitazioni (il pubblico ministero aveva chiesto la cella), nonché di tre professionisti indagati con Trasino per il supposto “cartello” di offerte, al fine di condizionare la gara per i servizi tecnici di progettazione della variante di Etroubles, bandita dall’Anas (obbligati alla firma e alla presentazione, ma che Ceccanti aveva richiesto di arrestare, con detenzione nelle rispettive abitazioni). Valutazioni poco soddisfacenti per la Procura, che le ha impugnate dinanzi al Tribunale del riesame di Torino, con udienza fissata in gennaio.

L’inchiesta continua

Nel frattempo, continua il lavoro degli inquirenti. La chiusura dell’inchiesta “Do Ut Des” non sembra prossima. I Carabinieri hanno sequestrato, nel “blitz” scattato all’alba del 20 novembre scorso, decine di personal computer e cospicua documentazione. Esaminarne il contenuto chiederà del tempo ed è proprio da quel materiale, visto il silenzio tenuto negli interrogatori da Fabio Chiavazza, Loreno Vuillermin e Renza Dondeynaz (mentre Ivan Vuillermin ha, invece, risposto sia al Gip, sia al pm), che gli inquirenti cercano le conferme ai reati ipotizzati attraverso le numerose intercettazioni telefoniche, ambientali e i diversi accertamenti (anche bancari) sviluppati sinora.

Fabio Chiavazza
Fabio Chiavazza lascia il Tribunale.

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